La cattolicissima Austria non è più così “cattolicissima” come ai tempi di Maria Teresa. Non solo il legame tra Stato e Chiesa, che un tempo era forte, non esiste più, ma la stessa percentuale dei cattolici praticanti si è di molto ridotta. E, ciononostante, oggi l’Austria celebra l’Immacolata concezione di Maria, la festa di “Mariä Empfängnis”, come se fosse ancora “cattolicissima”. Uffici, scuole, aziende, negozi rimangono chiusi, ma non tutti e non dappertutto.
La fede religiosa e la tradizione anche in Austria stanno facendo i conti con quella “società affluente” svelata da John Kenneth Galbraith, che impone la corsa agli acquisti di ciò che ci serve, ma anche di ciò che non serve. Le luci e le melodie dell’Avvento hanno ormai poco a che fare con la spiritualità dell’attesa del Natale, molto di più con le regole del commercio, che in questa parte dell’anno registra il fatturato maggiore.
La festa di “Mariä Empfängnis” non si sottrae a questa mutazione genetica. Da 30 anni anche in Austria i negozi possono sollevare le serrande l’8 dicembre, alla faccia della Madonna, tanto che la giornata odierna viene definita “il quinto sabato di acquisti” (in aggiunga ai quattro sabati dell’Avvento). Può fermarsi tutto, ma non può fermarsi il commercio. La giustificazione è data dalla concorrenza che viene da oltreconfine. In Italia e in altri Paesi che circondano l’Austria oggi i negozi sono aperti e non è tollerabile che gli austriaci, in particolare quelli che risiedono a ridosso del confine, vi si riversino a spendere la 13.ma appena incassata.
Anche se una buona metà degli austriaci – stando ad alcuni sondaggi – preferirebbe che oggi non si lavorasse, molti negozi sono aperti, soprattutto nei centri commerciali e soprattutto nelle grandi città. La legge lo consente tra le 10 e le 18. La scelta di approfittarne, tuttavia, non ha soltanto motivazioni religiose, ma di calcolo. Si tratta di mettere a confronto gli incassi che potrebbero derivare dalle aperture con i costi maggiori derivanti dal lavoro straordinario del personale. Chiude chi pensa che non gli conviene aprire. Senza contare poi che, per legge, il personale oggi non può essere obbligato a lavorare.
Visto il fenomeno in termini di convenienza, si comprende più facilmente perché le aperture oggi in Austria si vedano soprattutto nelle grandi città e nei centri commerciali, dove l’affluenza di clienti è maggiore. Il comportamento delle grandi catene di distribuzione, tuttavia, non è omogeneo. Hofer e Spar (con Interspar ed Eurospar) aprono alcuni punti vendita e altri no. I 16 centri commerciali degli Spar European Shopping Centers (Ses) sono tutti aperti. Ugualmente aperte sono le drogherie Dm e Müller, mentre il gruppo Rewe (supermercati Billa, Billa Plus, Penny, Bipa, Adeg) ha scelto, come in passato, la chiusura, pur con qualche eccezione (per esempio a Graz e a Villaco). Anche Lidl ha scelto di rimanere chiuso.
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