Martedì 9 Giugno 2026

Una sola udienza del Tribunale di Klagenfurt è bastata per infliggere l’ergastolo ad Ahmad G., il siriano di 24 anni che il 15 febbraio del 2025 aveva seminato il panico nella Hauptplatz di Villaco. Armato di coltello, si era lanciato tra la gente che affollava la piazza principale della città in quel sabato di carnevale. Menando fendenti a destra e a manca, aveva ammazzato un ragazzo di 14 anni e ferito gravemente altre cinque persone, alcune rimaste per giorni in pericolo di vita. Quella che sarebbe potuta diventare una strage – le intenzioni di Ahmad erano proprio queste – era stata interrotta dall’arrivo di un addetto alle consegne di cibo a domicilio, per puro caso anche lui siriano, che si era lanciato con l’auto contro il giovane attentatore, bloccandolo.

Casi come questi richiedono in genere lunghi processi. Questa volta, invece, è andata diversamente. L’imputato non soltanto si è dichiarato subito colpevole e ha ammesso i fatti che gli erano stati imputati. Ha anche dichiarato non essersi affatto pentito di ciò che aveva fatto e di essere pronto a uccidere altre persone, nel nome dell’Isis, a cui ha dichiarato di appartenere.

Dopo un anno di indagini gli inquirenti sono giunti alla convinzione che Ahmad abbia agito da solo. Rifugiato in Austria dal 2020, la sua conversione all’Islam più radicale era avvenuta soltanto da pochi mesi, seguendo video di propaganda su Tik Tok. Un “lupo solitario”, dunque. Ciononostante in vista del processo erano state prese rigorose misure di sicurezza. Guardie armate fino ai denti – non è soltanto un modo di dire – fuori e dentro il palazzo di giustizia. L’imputato incatenato mani e piedi e rinchiuso in una gabbia di vetro a prova di proiettile, allestita appositamente per lui nell’aula del processo. Alle sue spalle, due guardie sempre presenti.

L’aula è quella del Tribunale, ma l’organo giudicante può essere considerato equivalente a quello di una nostra Corte di assise: un presidente togato e otto giurati laici. Interrogato dal presidente sull’eventuale pentimento per ciò che aveva fatto, l’imputato ha risposto che, se ne avesse la possibilità, ucciderebbe di nuovo senza esitazione. L’unico suo rimpianto era quello di non essere morto lui stesso. Le accuse nei suoi confronti erano di omicidio, cinque tentati omicidi e appartenenza a un’organizzazione terroristica criminale. I giurati, all’unanimità, lo hanno ritenuto colpevole per tutti i capi d’accusa.

Nel corso del processo è stato presentato anche un video che Ahmad aveva girato due giorni prima dell’attentato. Mentre giura fedeltà all’Isis, mostra alla telecamera il coltello che avrebbe poi usato nell’attacco e lo si sente dire: “Vi macelleremo come pecore”. Rispondendo alle domande del giudice, l’imputato ha affermato di aver usato il coltello come arma solo perché non aveva altra scelta. Alcuni disegni rivelano gli altri propositi che il terrorista reo confesso aveva nutrito: usare armi da fuoco, investire la folla con un’auto, indossare un giubbotto esplosivo e farsi saltare in aria. “Per uccidere ancora più persone?”, gli ha chiesto il giudice. “Sì”, è stata la risposta.

Il referto tossicologico ha rivelato che l’imputato non era sotto l’effetto di alcol, droghe o farmaci psicotropi al momento del crimine. “Non vi era alcuna alterazione dello stato di coscienza”. Ciò significa che era pienamente responsabile delle sue azioni.

Una questione centrale del processo era la salute mentale di Ahmad, per determinare se la pena dovrà essere scontata in una struttura psichiatrica o in un carcere normale. Il perito nominato dal Tribunale ha risposto che l’imputato non presenta alcuna predisposizione genetica a malattie mentali, nessun problema di dipendenza, né alcuna patologia concomitante che possa compromettere il suo metabolismo cerebrale. L’imputato era sempre consapevole di ciò che faceva e nel pieno possesso delle sue facoltà mentali. L’atto era stato motivato da una profonda convinzione religiosa, alimentata dalle orribili immagini della guerra a Gaza.

NELLA FOTO di APA/Wofgang Jannach, l’ingresso del Tribunale di Klagenfurt presidiato dalla Polizia.

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