Alla vigilia quasi del suo 86. compleanno è morta a Vienna Valie Export, una delle figure di maggior rilievo dell’arte performativa austriaca. Con la sua scomparsa, il mondo dell’arte internazionale perde una voce autorevole e Linz, dov’era nata, perde una personalità artistica straordinaria, rimasta profondamente legata alla sua città natale per tutta la vita.
Valie Export, il cui vero nome era Waltraud Lehner, era nata nel capoluogo dell’Alta Austria nel 1940 e a partire dalla fine degli anni ’60 era è diventata una figura centrale nell’avanguardia internazionale dell’arte, dei media e della performance. Aveva raggiunto fama internazionale con azioni radicali in spazi pubblici, in cui aveva messo in discussione le strutture di potere sociale e l’immagine del corpo da una prospettiva femminista.
Oltre alla performance art, ha influenzato anche il cinema sperimentale, la videoarte e la media art, nonché le pratiche installative e fotografiche. Per decenni è rimasta strettamente legata al Lentos Kunstmuseum di Linz, soprattutto dopo il 2015, grazie all’acquisizione del suo vasto patrimonio da parte della città, patrimonio che ora fa parte della collezione museale ed è oggetto di ricerca e studio presso il Centro Valie Export.
Valie Export aderì inevitabilmente al Wiener Aktionismus, pur marcando le differenze con un movimento dominato prevalentemente dai maschi. Il suo femminismo trovò espressione in gran parte delle sue opere e delle sue performance. Memorabile quella condotta nel 1969 in un cinema di Monaco, in cui mostrò agli spettatori allibiti le sue nudità e che intitolò “Aktionshose: Genitalpanik”.
Intervistata anni dopo, all’osservazione che da allora molte cose erano cambiate per le donne, Valie Export rispose: “Non proprio. Il fatto che in Austria le mogli non debbano più chiedere il permesso ai mariti per lavorare è logico. In una società moderna, che ha bisogno delle donne nel mercato del lavoro, non può essere altrimenti. È una necessità economica. Ma per il resto? I salari sono inferiori a quelli degli uomini, la violenza contro le donne è dilagante, per non parlare dei matrimoni forzati, delle mutilazioni genitali femminili e dello stupro come arma di guerra. Non è cambiato molto nel mondo”.
Arte, ma anche impegno sociale e politico. L’ultimo suo coinvolgimento è di tre anni fa. Nel febbraio 2023, Valie Export fu una delle prime firmatarie del controverso “Manifesto per la pace”, promossa da Sahra Wagenknecht e Alice Schwarzer, che invitava l’Ucraina a deporre le armi dopo l’invasione russa del Paese. In seguito l’artista dichiarò che non avrebbe più firmato quel manifesto, perché “era stato ed è tuttora strumentalizzato”.
In seguito al decesso di Valie Export, l’Orf ha modificato il suo palinsesto e domani sera, alle 23.05, il secondo canale televisivo ritrasmetterà un documentario di Claudia Müller del 2015 dal titolo “Valie Export, icona e ribelle”. In questo blog avevamo parlato dell’artista scomparsa il 21 ottobre 2020.
[Foto Violetta Wakolbinger, Lentos Kunstmuseum]
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