Sabato 7 Novembre 2026

Anche in Austria è questo tempo di leggi di bilancio. Ne parliamo per consentire un confronto con quello che sta per essere approvato anche dal Parlamento italiano. Ci limitiamo, però, soltanto ai dati essenziali.

Il primo e più importante è il saldo finale. Le uscite sono salite a 115 miliardi (+7,6%), che è un record per i bilanci dello Stato austriaco, dovuto allo stato di emergenza post Covid (ma anche ai costi dell’energia e all’inflazione). A fronte di questa spesa, vi sono entrate per 98 miliardi, con un deficit quindi di 17 miliardi, che andranno ad aumentare il debito pubblico.

Era di 280,5 miliardi nel 2019, anno prima della pandemia, nel 2023 sarà di 366,9 miliardi. Il salto è enorme e si spiega con la scelta del governo di intervenire in modo massiccio con sussidi per attenuare i danni provocati dalla pandemia al fatturato delle aziende e ai bilanci familiari. Un’inversione di tendenza non è alle viste. “Non è questo il momento di pensare a un pareggio di bilancio”, ha dichiarato il ministro delle Finanze, Magnus Brunner (nella foto). Tant’è che le proiezioni indicano per il 2026 un indebitamento di quasi 400 miliardi.

Siamo ben lontani dal debito monstre dell’Italia (2.771 miliardi), ma l’Italia è demograficamente sei volte e mezzo più grande dell’Austria. Se moltiplichiamo 366,9 miliardi per 6,5 non arriviamo molto lontani dall’indebitamento del nostro Paese, anche se, per i parametri di Maastricht, non conta l’ammontare del debito, ma il suo rapporto con il Pil. Ciò che più preoccupa, dunque, non è l’ammontare del debito in sé, che l’Austria confida di ridimensionare non appena sarà finita l’emergenza (o le emergenze), ma gli interessi che su quel debito devono essere corrisposti. Erano 4,4 miliardi quest’anno, il prossimo anno saranno 8,7.

Anche sulla struttura del bilancio ci limitiamo ad alcune osservazioni essenziali. Quella che balza all’occhio sono gli interventi di spesa che fanno ancora dell’Austria uno stato “sociale”. Dei 115 miliardi di spesa, 50,8 sono destinati ai settori del lavoro, dei servizi sociali, della salute, per la famiglia e i giovani. Un quinto se ne va per integrare il fondo pensioni, che non reggerebbe con i soli contributi: 11,54 miliardi sono per le pensioni dei dipendenti pubblici, 13,95 per tutti gli altri.

Ed ecco gli altri settori principali di spesa: per l’economia, le infrastrutture, l’ambiente 23,3 miliardi; per l’istruzione e la ricerca (nonché per l’arte e la cultura), 18,7 miliardi. 13,7 miliardi sono destinati a quella che potremmo definire “sicurezza”: spese per la difesa, per la polizia, per la giustizia, per i servizi esteri.

C’è infine un capitolo intitolato “cassa e interessi”: sono indicati qui gli interessi che lo Stato pagherà il prossimo anno per il suo debito e che, come abbiamo detto sopra, ammontano a 8,7 miliardi.

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