Per abbindolare Donald Trump, Vladimir Putin ha voluto compiacerlo nell’incontro in Alaska, condividendo la sua fantasiosa convinzione che le elezioni del 2020 fossero state truccate. Ha osservato, senza che gli scappasse da ridere, che Trump aveva effettivamente vinto quelle elezioni del 2020, ma che gli erano state “rubate” da macchine per il voto truccate e dal voto per posta. Il presidente Usa, che semplicemente non si rende conto di quando qualcuno lo sta prendendo in giro, ha preso alla lettera le parole dello zar sanguinario, affermando in un post che ha “intenzione di guidare un movimento per sbarazzarmi delle schede elettorali per posta e, già che ci siamo, anche delle macchine per il voto, altamente imprecise, molto costose e seriamente controverse”.
Ha poi osservato che “ora siamo l’unico Paese al mondo che utilizza il voto per posta. Tutti gli altri vi hanno rinunciato a causa delle enormi frodi elettorali incontrate”. Ovviamente anche questa, come tante altre dichiarazioni del presidente americano, è campata in aria. Non è vero che gli Usa siano l’unico Paese al mondo che utilizza il voto per posta. Non lo utilizza l’Italia, ma lo fanno molti altri Paesi, senza incontrare alcun problema.
Ne parliamo in questo blog perché uno dei Paesi che ha adottato il voto per posta è anche l’Austria. Lo ha fatto nel 2007, modificando a tale scopo la sua stessa Costituzione con una votazione che, come è noto, richiede il consenso di due terzi del Parlamento. Gli elettori austriaci residenti all’estero potevano avvalersi del voto postale (senza quindi recarsi nei seggi allestiti nei consolati) fin dal 1990. Dal 2007 possono farlo tutti.
Le ragioni per preferire il voto per corrispondenza a quello espresso tradizionalmente nei seggi sono molte. Per esempio perché nella giornata di votazione (in Austria una sola giornata, non una e mezza come in Italia) ci si può trovare in vacanza e non si vuole rientrare alla propria residenza solo per infilare la scheda nell’urna. Oppure, al contrario, perché proprio quel giorno si hanno impegni di lavoro che impedirebbero di raggiungere il seggio negli orari di apertura.
Dal 2007 a oggi la propensione al voto per posta è aumentata gradualmente. Alle ultime elezioni politiche, nel 2024, il 22% degli elettori (1,4 milioni su 6,3 milioni) aveva ritirato in anticipo la propria scheda di voto (con relativa busta per l’invio postale) in municipio, per compilarla con comodo a casa. Avevano tempo per spedirla fino alla vigilia della giornata elettorale, perché a questo scopo le Poste austriache dispongono lo svuotamento di tutte le cassette postali anche al sabato, avendo riguardo di separare le eventuali buste con scheda di voto e di recapitarle immediatamente agli uffici elettorali di mandamento.
Dal 2007 sono passati ormai 18 anni e a nessun partito in Austria è venuto in mente di mettere in discussione il voto postale o di nutrire nel voto così espresso i sospetti nutriti da Putin, che in materia di elezioni truccate evidentemente se ne intende. L’unico incidente, se così possiamo chiamarlo, risale alle elezioni presidenziali del 2016, che, come molti ricorderanno, si dovettero ripetere proprio a causa dei voti spediti per posta. Non perché vi fossero sospetti di brogli, ma perché molti seggi elettorali ne avevano iniziato lo spoglio già la sera della domenica (subito dopo lo spoglio delle schede compilate in cabina), anziché il lunedì mattina (la legge prevede che lo si faccia dalle 9 in poi). Nell’impossibilità di distinguere tra spogli regolari e spogli irregolarmente anticipati e in considerazione che la differenza tra i due candidati al ballottaggio era soltanto di poco più di 30 mila voti, la Corte costituzionale decise la ripetizione del voto.
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