Con ironia, arguzia e acuta perspicacia, Richard Prince svela il mondo visivo della società dei consumi. Prince è un fotografo e pittore statunitense, nato a Panama nel 1949, ma cresciuto a Boston, prima di trasferirsi a New York. Dagli anni ’70 esplora i codici visivi e le finzioni della cultura americana quotidiana, esaminando i meccanismi di autorialità, originalità e rappresentazione mediatica. È diventato famoso con la sua leggendaria serie Cowboys: le pubblicità della Marlboro, “rifotografate” con un’inquadratura diversa dall’originale, diventano una riflessione critica su miti, mascolinità e media.
Il Museo dell’Albertina in questi giorni dedica a Prince un’importante mostra, che presenta opere dagli anni ’70 a oggi. La fotografia, mezzo espressivo principale dell’artista, è al centro dell’esposizione. In mostra sono presenti serie iconiche come Fashion, Gangs e Cowboys, così come opere raramente o mai viste prima: dalle sue rivoluzionarie “rifotografie” di pubblicità alle immagini autobiografiche della campagna dello stato di New York e ai complessi collage realizzati con materiali di recupero.
Prince continua ad affrontare il tema dell’appropriazione da prospettive sempre nuove, le cui connessioni e interazioni sono centrali per la presentazione: all’incrocio tra fotografia, pittura e scultura, la mostra, con circa 150 opere, dimostra come l’opera di Prince sia costantemente permeata dal pensiero fotografico. Spesso manipolate solo minimamente, le sue immagini dispiegano un duplice effetto: analitico e seducente allo stesso tempo.
La mostra è visitabile fino al 16 agosto.
[Contributo del Museo dell’Albertina]
NELLE FOTO, un’immagine della leggendaria serie Cowboys e una cartolina con il monumento a Mozart di Vienna, tratto dalla serie “castelli magici” della fine anni ’60.
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