Il 20 gennaio scorso la commissione di esperti nominata dalla ministra della Difesa, Klaudia Tanner (Övp), ha presentato il suo rapporto conclusivo. Tanner le aveva affidato il compito di formulare proposte per far (ri)funzionare l’Esercito, da tempo in stato di letargia, dopo anni di politiche populiste nel campo della difesa. La commissione ha proposto varie idee, ma le più importanti riguardano il servizio di leva, che così com’è, non funziona: ne va allungata la durata (ora è di soli 6 mesi) così come va ripristinata la milizia (la componente civile, formata da cittadini che hanno svolto il servizio militare e possono essere richiamati in caso di emergenza, ma che dal 2004 non si esercita più e quindi è come se non ci fosse).
Alla vigilia della pubblicazione del rapporto della commissione ci eravamo chiesti come si sarebbero comportati i partiti di governo. Avrebbero fatto proprie le sue proposte, prendendo dei provvedimenti probabilmente impopolari, o si sarebbero limitati a decidere di non decidere? Il silenzio seguito alla pubblicazione del rapporto faceva supporre che si sarebbe seguita la seconda strada, vanificando il lavoro degli esperti e, in sostanza, rinunciando a prevedere per l’Austria una difesa credibile.
Ma a rompere gli indugi ci ha pensato il cancelliere Christian Stocker, che, senza consultare i partner di governo e nemmeno il suo partito, ha proposto un referendum sul servizio di leva, demandando ai cittadini la scelta su quale Esercito l’Austria debba avere. Più che un gesto di democrazia – non si dice che il popolo è sovrano? – sembra un’ammissione di incapacità. La confessione di non essere in grado di compiere scelte impopolari, che in una democrazia rappresentativa spetterebbero al governo.
Socialdemocratici e Neos, al governo con l’Övp (il partito di Stocker), si sono dimostrati sorpresi e contrariati dalla trovata del cancelliere. Al momento non si sa come andrà a finire, se cioè la proposta del referendum resterà sulla carta o se sarà effettivamente indetto. Una crisi politica appare comunque improbabile.
Ma, ammesso che si vada a un referendum, su che cosa dovrebbero essere chiamati a decidere i cittadini? La commissione di esperti ha suggerito cinque soluzioni, due delle quali coinvolgono anche le donne. Nell’Esercito di oggi ci sono già in modestissima misura, ma per loro scelta, non come coscritte. La commissione le ha prese in considerazione probabilmente per ragioni demografiche (come del resto stava accadendo in Italia, prima dell’abrogazione della coscrizione obbligatoria): le classi di leva sono sempre più striminzite e i maschi non bastano più. Per giunta, prolungare la loro permanenza in servizio metterebbe in croce altri settori della società civile, in primo luogo quelli produttivi, che, come è noto, non trovano personale.
Delle cinque soluzioni Stocker sembra interessato soltanto alle prime tre, che lasciano in pace le donne. La prima, definita “Österreich plus”, prevede 8 mesi di servizio militare (anziché 6) e successivamente il trasferimento nella milizia con 60 giorni di addestramento nel corso del tempo. Questo è il modello che la commissione ha indicato come preferibile.
Segue il “Stufenmodell” (modello graduale): 6 mesi di servizio, come accade ora, più 60 giorni di aggiornamento e altri 40 giorni di addestramento nella milizia. La sua attuazione comporterebbe un costo aggiuntivo, rispetto al modello precedente, di 250-300 milioni all’anno. Il terzo modello (definito “modello svizzero”) prevede solo 4 mesi di leva seguiti da 140 giorni di addestramento nella milizia. Quest’ultima variante, tuttavia, comporterebbe una radicale trasformazione del sistema militare e potrebbe essere applicata soltanto dopo il 2032, cioè dopo il completamento del programma in atto di acquisizione di nuovi sistemi d’arma.
Ovviamente non si può chiedere ai cittadini austriaci di scegliere tra cinque modelli di leva (i tre per soli maschi che abbiamo descritto, più gli altri due estesi alle femmine). Stocker ritiene che il quesito referendario debba limitarsi a una scelta tra due opzioni. Ma quali? Prima di decidere, tuttavia, il cancelliere dovrà convincere i partner di governo ad accettare la sua proposta e non è detto che ci riesca.
Quanto agli austriaci, un sondaggio svolto dall’istituto Market per conto del quotidiano Der Standard rivela che il 67% sarebbe effettivamente favorevole a un prolungamento del servizio di leva.
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