Domenica 14 Giugno 2026

Due notizie sull’economia in Austria, una brutta e una bella. Quella brutta è che l’inflazione è rimasta anche in novembre al 4%, quasi un record a livello europeo. La notizia bella è che dopo oltre tre anni l’Austria sembra stia uscendo dalla recessione. Wifo e Ihs, i due istituti di ricerche economiche e finanziari a cui l’Austria fa fiducioso riferimento, segnalano una crescita di mezzo punto percentuale. Non è molto, ma, dopo tre anni di segno negativo, è un raggio di sole che dà speranza e soprattutto segnala una prima, timida inversione di tendenza.

Il 2025, quindi, dovrebbe chiudersi con una crescita del Pil dello 0,5%. Nel 2026 dovrebbe andare meglio: crescita tra 1,0% e l’1,2 per cento. Il segno positivo è dovuto all’aumento dei consumi, sia pubblici che privati e dovrebbe essere confermato anche nel 2027, con un +1,4%. Il direttore del Wifo, Gabriel Felbermayr, parla di “luce in fondo al tunnel”, dopo il più lungo periodo di recessione della Seconda Repubblica.

Non sono previsti aumenti di rilievo, come si è detto, a causa della perdita di competitività dell’industria austriaca (l’inflazione eccessiva ha determinato un aumento dei costi di produzione) e delle tendenze protezionistiche nel commercio internazionale, stimolate dalla surreale politica di dazi di Donald Trump.

Wifo e Ihs guardano con cauto ottimismo al futuro. La crisi non è stata ancora del tutto superata e occorre procedere con prudenza. L’industria dovrebbe aver superato il suo momento peggiore, mentre l’edilizia è ancora in sofferenza. Le esportazioni sono costantemente in calo dal 2023, ma dovrebbero riprendersi nel 2026 e nel 2027.

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