Sabato 7 Novembre 2026

L’Austria fa parte del gruppo di testa dei Paesi dell’Unione europea per carico fiscale. Si stima che quest’anno possa essere tra il 45,2 e il 45,4 per cento del Prodotto interno lordo. Più tassati degli austriaci sono soltanto i belgi, i danesi e più di tutti i francesi. Quando si parla di carico fiscale si intende ovviamente tutto ciò che lo Stato incassa sotto forma di imposte sul reddito delle persone fisiche, sul reddito delle società, imposte di successione, tutte le varie tasse e accise che colpiscono i tabacchi, i carburanti, il gioco d’azzardo e via elencando. Sono presi in considerazione anche gli introiti di competenza dei Länder e dei Comuni, nonché i contributi previdenziali. Insomma, tutto ciò che viene sottratto al reddito percepito dai cittadini in forma di retribuzione del lavoro o pensione.

La media europea (fonte Commissione) è del 40,7%, quella dell’Eurozona (cioè dei 20 Paesi che hanno adottato l’euro) è del 41,2%. Significa che, se vi sono Paesi come l’Austria ad alto carico fiscale, ve ne sono altri dove il carico fiscale è basso o bassissimo. Meno tassati di tutti sono gli irlandesi: 21,3% del Pil, seguiti da Malta, Romania, Bulgaria, Lituania, Cechia. L’Italia in questa classifica è prossima all’Austria, con il 43,1%.

Essere tassati molto non è sempre uno svantaggio ed essere tassati poco non è sempre un vantaggio. Dipende dai servizi che lo Stato offre in cambio. La Danimarca chiede molto ai suoi contribuenti, ma lo Stato offre loro una protezione completa dalla culla alla tomba. In altri Paesi, a bassa imposizione, c’è da augurarsi di godere di buona salute, perché il servizio sanitario pubblico, che noi diamo per scontato, non funziona o non esiste.

E l’Austria come sta? In questa fase della sua storia è alle prese con conti pubblici fuori controllo (soprattutto nei Länder e nei Comuni) e con un’elevata inflazione. L’Unione europea ha avviato un procedimento di infrazione nei suoi confronti, per sforamento dei parametri di Maastricht, e il governo sta tirando la cinghia per ridurre il deficit di bilancio senza introdurre nuove tasse. Persino Spö, il partito socialdemocratico, è orientato verso il rigore. Intanto per il 2026 è previsto un’ulteriore crescita del carico fiscale al 45,5%, mentre l’Övp (Partito popolare), che guida il governo, aveva promesso in campagna elettorale di ridurlo al 40,0.

Ma, si sa, sono promesse difficili da mantenere. Intanto si avvicina uno scenario nel quale gli austriaci dovranno destinare allo Stato quasi la metà di ciò che guadagnano.

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