Sabato 13 Luglio 2024

20.06.06 Soldato della milizia, controllo temperatura al confineChe l’Austria, dopo l’emergenza Coronavirus, stia per ritornare alla normalità lo si deduce da molti fattori, come la riapertura dei confini (tutti, meno quello con l’Italia), la riapertura delle scuole, dei ristoranti, degli hotel, degli impianti sportivi, delle chiese e dei luoghi di culto. L’elenco potrebbe continuare per molto, ma forse è più facile indicare ciò che continuerà a restare chiuso, almeno per ora: le discoteche e i postriboli.

Un altro segnale del ritorno alla normalità, che forse potrebbe sfuggirci, è la smobilitazione della milizia, che era stata “richiamata alle armi” nei giorni dell’emergenza. Stiamo parlando di un settore particolare del sistema militare austriaco, che non esiste nelle forze armate italiane. Non è l’esercito vero e proprio, che in Austria può contare su 25.000 militari di professione e su solo 10.000 soldati di leva.

La milizia è composta, invece, da ex soldati, che prima di entrare nelle cosiddette riserve, si rendono disponibili per prendere parte periodicamente ad attività di addestramento o per essere mobilitati in situazioni particolari di emergenza (dal 2009 questi richiami sono possibili anche non su base volontaria).

È quel che è accaduto in occasione dell’emergenza Coronavirus. Attualmente sono iscritti nel registro della milizia circa 33.000 uomini (ma anche donne, da quando l’esercito è stato aperto anche alle ragazze, sia pure soltanto in forma volontaria). Per concorrere ai servizi connessi all’epidemia sono stati richiamati circa 1.400 soldati della milizia, tra ufficiali, sottufficiali e truppa. L’impiego prevalente è stato ai valichi di frontiera e lungo le linee di confine, al fianco della polizia, per i controlli previsti in entrata e in uscita.

Ora che con 7 dei Paesi confinanti (tutti meno l’Italia) questi controlli non servono più, la ministra della Difesa, Klaudia Tanner, ha deciso di rimandarne a casa 600. Si tratta di compagnie Jäger del Vorarlberg, di Tulln e di Korneuburg, di una compagnia del battaglione Jäger della Bassa Austria, nonché di reparti della milizia dell’Alta Austria e del Salisburghese. Cesseranno il loro servizio lunedì prossimo.

Rimangono ancora operative sette compagnie, naturalmente non tutte schierate sul “fronte italiano”. Alcune saranno impegnate nella protezione delle ambasciate a Vienna (dove peraltro, per nostra esperienza personale, non avevamo mai notato alcuna sorveglianza) e di alcune strutture definite strategiche.

La ministra Tanner ha anche annunciato che, qualora non dovesse accadere nulla di grave, anche queste forze residue della milizia cesseranno il loro servizio entro luglio. È lecito ritenere che in quel “nulla di grave” la ministra abbia voluto ricomprendere anche l’apertura del confine con l’Italia, che renderebbe superflua la presenza della milizia anche sul fronte meridionale.

Attualmente in Carinzia prestano servizio 130 uomini della milizia, tutti ai valichi di frontiera con la Slovenia, mentre a quelli con l’Italia sono presenti militari dell’esercito in servizio permanente. In tutto 230 uomini. La ministra della Difesa, in visita l’altro ieri al valico delle Caravanche sotto una pioggia battente, ha fatto presente che “qualora con il 15 giugno si sblocchi qualcosa, può darsi che questa presenza alla frontiera venga ridotta”. È evidente il riferimento all’apertura verso l’Italia.

In ogni caso, la presenza militare al confine sloveno non sarà sospesa, per la necessità di controllare chi entra in Austria da Stati terzi, attraversando la Slovenia.

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