Giovedì 20 Giugno 2024

20.02.03 Berlino, Angela Merkel e Sebastian KurzIl 20 febbraio si terrà a Bruxelles un vertice dei 27 Paesi membri dell’Unione Europea per discutere del bilancio dei prossimi sette anni, il cosiddetto “quadro finanziario pluriennale”, a cui ogni Stato contribuisce con l’1,0% del proprio Pil. La Commissione propone che il contributo sia portato ora all’1,11%, il Parlamento addirittura all’1,3%. La richiesta è motivata dal fatto che con la Brexit è venuto a mancare il gettito di 7 miliardi della Gran Bretagna, che era il secondo maggior contribuente. È ben vero che quest’anno il Regno Unito, pur essendo uscito dall’Ue, continuerà a versare la sua quota. Ma prima o poi, superata questa fase transitoria, i suoi versamenti verranno meno. L’alternativa sarebbe un ridimensionamento dei fondi che l’Ue ridistribuisce per favorire la coesione dei Paesi membri, sostenere le aree svantaggiate, incentivare i rapporti transfrontalieri e altro ancora.

C’è il rischio – o la probabilità – che il 20 febbraio l’Austria ponga il suo veto all’aumento proposto e blocchi quindi l’approvazione di un bilancio su cui viene richiesta l’unanimità dei 27 “soci” dell’Unione. La minaccia è stata fatta dal cancelliere Sebastian Kurz nel corso di un’intervista radiofonica.

“Se sarà avanzata questa proposta – ha affermato Kurz, riferendosi all’aumento dell’aliquota di contribuzione – non ci sarà il consenso da parte nostra e io penso anche da parte degli altri Paesi Nettozahler”. Ogni Stato concorre al bilancio comune con una somma rapportata al proprio Pil e riceve poi aiuti dall’Ue a seconda delle sue condizioni economiche. Alcuni Stati ricevono da Bruxelles più di quanto hanno versato (si trovano in questa condizioni soprattutto i Paesi dell’Est e del Sud Europa). Altri versano all’Ue più di quanto poi riceveranno indietro: sono quelli che Kurz chiama “Nettozahler”.

Di questo gruppo fanno parte i Paesi fondatori dell’Ue, Italia compresa. Faceva parte, naturalmente, la Gran Bretagna. Fa parte anche l’Austria, che peraltro, essendo un Paese piccolo, versa una quota molto modesta. Ma anche lei è un “Nettozahler”. Se l’aliquota del contributo al bilancio fosse aumentata, anche lei si troverebbe a dover versare nelle casse di Bruxelles una somma maggiore.

A questa prospettiva Kurz si oppone: “L’1,11% per noi non è in alcun modo accettabile. Ci sarebbe perciò un veto da parte nostra”. La minaccia è pronunciata probabilmente più per ragioni di politica interna, perché subito dopo il cancelliere aggiusta il tiro: “Spero che ci venga presentata una nuova proposta, che sia più accettabile per noi”. Insomma, no all’aumento del bilancio, ma se ne potrà discutere.

Sembra improbabile che Kurz voglia mettersi in rotta di collisione con Angela Merkel, sostenitrice dell’aumento, con cui è spesso in sintonia e che, come lui, fa parte della stessa famiglia dei popolari europei. Ma la sua minaccia è stata presa molto sul serio dai suoi avversari politici, che hanno reagito probabilmente anch’essi per ragioni di politica interna.

Il primo a farlo è stato il governatore della Carinzia, Peter Kaiser (Spö): “Un contributo inferiore avrebbe conseguenze negative sui fondi per l’agricoltura e su quelli per la coesione dei Paesi membri”. Kaiser probabilmente pensava agli agricoltori austriaci favoriti dai fondi europei e al paradosso: l’Austria chiede più finanziamenti da Bruxelles per i propri agricoltori e contemporaneamente vuole limitare il proprio contributo al bilancio.

Per Claudia Gamon, europarlamentare della Neos, l’atteggiamento di Kurz è “populismo puro”. “Kurz fa questo – commenta Gamon – proprio nel giorno dopo la Brexit, che dovrebbe ricordarci come noi nei confronti dell’Ue non dovremmo agire con miope populismo.Kurz minaccia il veto per suscitare un clima antieuropeo, benché le trattative siano ancora in corso”.

Di segno opposto l’intervento di Petra Steger, portavoce dell’Fpö per l’Europa. Secondo Steger, Kurz “contraddice se stesso”, perché in cifre assolute anche un contributo dell’1,0% corrisponderebbe a “un aumento di parecchi milioni di euro”.

Il 20 febbraio è tra due settimane. Capiremo allora se Kurz fa sul serio.

 

NELLA FOTO, la cancelliera tedesca Angela Merkel con il collega austriaco Sebastian Kurz nell’incontro di lunedì a Berlino.

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