Venerdì 6 Novembre 2026

Oggi, 80 anni fa, le truppe americane scoprirono l’orrore di Mauthausen, l’unico campo di sterminio nazista sul territorio austriaco. Già il 27 gennaio l’Armata Rossa aveva aperto le porte del lager di Auschwitz, in Polonia, in cui erano stati eliminati dai nazisti 1,1 milioni di prigionieri. Altri campi erano stati raggiunti e liberati nei giorni successivi su entrambi i fronti. L’ultimo sarà quello di Stutthof, presso Danzica, il 9 maggio. Ma in Austria è Mauthausen il luogo che conta e che pesa di più nella memoria collettiva, ricostruita a fatica e con grandi difficoltà, dopo che per decenni si era cercato negare un passato inglorioso.
Nel campo di Mauthausen e nelle sue oltre 40 succursali sparse su tutto il territorio austriaco (una anche a Lendorf, presso Klagenfurt, e un’altra al Loiblpass, al confine tra Carinzia e Slovenia) furono rinchiusi circa 190.000 prigionieri, tra il 1938, anno dell’Anschluss dell’Austria alla Germania di Hitler, e il 1945. Non meno di 90.000 di essi – tra uomini, donne e bambini – vi trovarono la morte per lo sfinimento fisico dovuto ai lavori forzati cui erano sottoposti, per malattie o perché eliminati dalle SS nelle camere a gas. Quella di Mauthausen era una popolazione eterogenea, formata da oppositori politici del regime, prigionieri di guerra sovietici, omosessuali, zingari ed ebrei. Per questi ultimi le probabilità di sopravvivenza erano pari quasi allo zero.
La fabbrica della morte di Mauthausen cessò di uccidere il 5 maggio 1945, giorno di cui oggi ricorre l’80.mo anniversario. Il campo di concentramento, che si trova su un’altura lungo la sponda sinistra del Danubio, non lontano da Linz, fu raggiunta dalle truppe della 11. Divisione corazzata della 3. Armata americana. Già il mese prima le SS avevano cercato di distruggere ogni traccia dei crimini perpetrati nel campo, bruciando documenti e smantellando le camere a gas, per poi darsi alla fuga, lasciando la “gestione” degli internati alla Volkssturm (la milizia popolare creata dal nazismo negli ultimi mesi di guerra, reclutando tutti gli uomini abili tra i 16 e i 60 anni) e ai pompieri.
Dal 1998 (oltre mezzo secolo dopo) il 5 maggio è diventato in Austria “Giornata della memoria, contro la violenza e il razzismo, in ricordo delle vittime del nazionalsocialismo”. Qui ogni anno si tiene una cerimonia di commemorazione, a cui partecipano delegazioni di tutta Europa. La più grande fu quella dello scorso anno, che tuttavia venne turbata dalla presenza di gruppuscoli che sventolavano la bandiera della Palestina e imbrattarono le pareti in legno delle baracche con la scritta “Free Palestine”.
Quest’anno l’appuntamento a Mauthausen è stato spostato a domenica prossima, mentre oggi si è tenuta una cerimonia nella sala storica del Parlamento (quella che si usava al tempo dell’impero e che ora si utilizza soltanto per eventi nazionali importanti). A Mauthausen prenderanno parte il presidente della Repubblica, Alexander Van der Bellen, e, per la prima volta, anche la coppia reale spagnola (dal 2019 anche la Spagna ha proclamato il 5 maggio Giornata della memoria, in ricordo delle migliaia di cittadini spagnoli che dalla Francia di Vichy erano stati deportati a Mauthausen e qui avevano perso la vita).
All’evento sono attese 6.000 persone da tutta Europa. Gli organizzatori si sono posti il problema se invitare o meno l’ambasciatore russo, escluso dalle cerimonie pubbliche in Austria dal giorno dell’aggressione all’Ucraina. Alla fine è stata trovata una soluzione di compromesso. All’ambasciatore sarà consentito, se lo vorrà, di deporre una corona al campo di Mauthausen, ma prima dell’inizio della cerimonia ufficiale. Delegazioni russe di sopravvissuti o di familiari delle vittime del lager saranno invece le benvenute alla cerimonia ufficiale.

LA FOTO è stata scattata in uno dei giorni immediatamente successivi alla liberazione del campo di Mauthausen.

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