Venerdì 6 Novembre 2026

Il presidente austriaco Alexander Van der Bellen ha colto l’occasione dell’annuale ricevimento alla Hofburg per il corpo diplomatico presente a Vienna per ribadire la sua ferma condanna contro la “brutale aggressione” della Russia all’Ucraina. L’Austria – ha dichiarato il capo dello Stato austriaco – non è “affatto neutrale”. Certo, l’Austria è militarmente neutrale, ma “noi non siamo neutrali nei confronti di una clamorosa violazione del diritto internazionale e nei confronti di crimini di guerra”.

“Neutralità – ha proseguito Van der Bellen – non significa indifferenza”. Per soggiungere: “Noi non siamo neutrali nei confronti di un Paese che combatte per la difesa della propria sovranità e indipendenza e per la propria libertà”.

Al tradizionale incontro con il capo dello Stato, che nei due anni della pandemia era stato sospeso, hanno partecipato un centinaio di ambasciatori. Non erano stati invitati quelli della Russia e della Bielorussia.

L’atteggiamento pro Ucraina di Alexander Van der Bellen è condiviso in Austria da tutte le forze politiche, fatta eccezione l’Fpö, il partito dell’estrema destra sovranista, che negli anni scorsi aveva coltivato stretti rapporti con la Russia di Putin e, al tempo in cui Heinz-Christian Strache era segretario, aveva addirittura sottoscritto un patto di amicizia con Russia Unita, il partito del presidente.

Il patto non è stato rinnovato alla sua scadenza quinquennale nel 2021 dal nuovo segretario Herbert Kickl, ma l’atteggiamento dell’Fpö nei confronti del Cremlino non è cambiato. Proprio nei giorni scorsi il settimanale “Profil” ha riferito su uno scambio di mail avvenuto nel 2016 tra il partito e un agente incaricato della propaganda russa all’estero. Una di queste conteneva un allegato in lingua russa dal titolo “Risoluzione per la revoca delle sanzioni alla Russia nel Parlamento austriaco” (all’epoca il riferimento era al primo pacchetto di sanzioni decise a livello europeo dopo l’occupazione russa della Crimea nel 2014).

Effettivamente una mozione in tal senso fu presentata poche settimane dopo lo scambio di mail dal deputato dell’Fpö Johannes Hübner (ora non più deputato, ma membro del Bundesrat, la seconda Camera del Parlamento). La parte più ghiotta delle mail riguarda il compenso pattuito per l’appoggio dell’Fpö: 20.000 euro per la mozione, con un supplemento di 15.000, nel caso fosse stata approvata (cosa che non avvenne, perché ottenne soltanto i voti dell’Fpö). Non c’è prova, tuttavia, che i soldi siano stati effettivamente incassati. “Profil” riferisce di averlo chiesto a Hübner, ma di non aver ricevuto risposta.

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