Venerdì 14 Giugno 2024

Herbert Kickl è il controverso segretario dell’Fpö, il partito dell’estrema destra sovranista che ieri ha vinto le elezioni austriache per l’Europarlamento. Ama la polemica, lo scontro, l’irrisione. Era lui, un tempo, a scrivere i discorsi all’arsenico di Jörg Haider. E oggi, che ne ha preso il posto alla guida del partito, ha sempre con sé la boccetta del veleno.

Nella sera elettorale Kickl si è fatto da parte, lasciando tutta la scena ad Harald Vilimsky, il trionfatore nella competizione europea. Si è fatto sentire però questa mattina, al Morgenjournal, il notiziario radiofonico dell’Orf. Ha detto che il voto per l’Europa è stato solo un test per le elezioni politiche di settembre. E ha aggiunto: “Noi crediamo di essere gli unici in grado di imprimere alla politica il cambio di prospettiva necessario. Gli altri partiti non sono ancora pronti, servirà loro un’altra batosta elettorale in settembre”.

Un semplice pronostico o una minaccia? Forse entrambe le cose. Ieri l’Fpö ha vinto di stretta misura (un solo punto percentuale dall’inseguitore Övp), ma va ribadito che gli elettori di questo partito non sono interessati all’Europa e molti di essi ieri non hanno neppure votato. In settembre invece andranno in massa ai seggi e per i partiti avversari sarà un risveglio amaro.

Certo, a settembre mancano tre mesi e intanto può accadere di tutto, ma il quadro politico “certificato” ieri dal voto era previsto da tutti i sondaggi degli ultimi 18 mesi. Possiamo quindi dare per certa la vittoria dell’Fpö al prossimo appuntamento elettorale. In tal caso il capo dello Stato, Alexander Van der Bellen, pur riluttante, dovrà affidare a Kickl l’incarico di formare il governo.

A quel punto si vedrà se Kickl riuscirà a trovare alleati per formare la maggioranza necessaria (in Austria non è richiesto il voto di fiducia). La risposta teorica è no. Tutti i partiti finora non hanno escluso un’alleanza con l’Fpö, ma non con l’Fpö di Kickl, considerato un estremista radicale (anti Ue, filo Putin, no-vax e, ovviamente, anti immigrati). Ma è con Kickl che in settembre dovranno vedersela.

Sempre in linea teorica potrebbe formarsi un’alleanza di “tutti gli altri” contro Kickl, il che appare abbastanza improbabile, data l’eterogeneità delle forze in campo. Più probabile che uno dei partiti ceda alle lusinghe dell’estrema destra e accetti di essere junior partner di un governo Kickl. È già accaduto nel 2000, con l’alleanza Fpö-Övp, tessuta da Jörg Haider, che suscitò allarme in mezzo mondo.

NELLA FOTO, il leader dell’estrema destra Herbert Kickl. Era un uomo che aveva sempre agito dietro le quinte, con discrezione, a servizio di Haider e poi di Heinz-Christian Strache. Non aveva fatto parte del “Buben-Partei” (il partito dei ragazzini di Haider), ma si era creato un suo spazio di autonomia del partito, che aveva servito sempre con dedizione quasi ascetica. Al ruolo di leader è arrivato per caso e quasi controvoglia, dopo il terremoto suscitato dallo scandalo di Ibiza. Lui non c’entrava e questo gli aveva permesso di prendere in mano le redini del partito e di curarne le ferite. Il risultato di ieri (che del resto è preceduto da un anno e mezzo di sondaggi identici) dimostra che la terapia è riuscita perfettamente.

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