Giovedì 15 maggio l’Austria festeggerà il giorno della sua “rinascita” come nazione sovrana. Fu il 15 maggio del 1955, infatti, che le potenze vincitrici della Seconda guerra mondiale restituirono l’indipendenza al Paese, dopo 10 anni di occupazione militare. Il cosiddetto Trattato di Stato, che prevedeva “la ricostituzione di un’Austria indipendente e democratica”, fu sottoscritto quel giorno dai ministri degli esteri dell’Unione Sovietica, Michajlovic Molotov, della Gran Bretagna, Harold Macmillan, degli Usa, John Foster Dulles, e della Francia, Antoine Pinay. La cerimonia si tenne nel palazzo superiore del Belvedere.
Subito dopo il ministro degli Esteri austriaco, Leopold Figl, si affacciò al balcone, mostrando il documento alla folla in giubilo che gremiva il parco. In quella circostanza avrebbe esclamato la frase divenuta leggendaria: “Österreich ist frei!” (“L’Austria è libera!”). In realtà la disse nel salone dove erano state apposte le firme, non sul balcone, ma gli austriaci la ricordano così e l’innocuo “falso storico” è diventato ormai storia.
Da quella memorabile giornata sono passati 70 anni e giovedì, nel giorno del suo anniversario, sono in programma a Vienna due cerimonie di commemorazione. La prima si terrà alle 11, nel Parlamento, dove prenderanno la parola, tra gli altri, i presidenti dell’assemblea, l’ex Capo dello Stato Heinz Fischer e l’ex presidente del Parlamento Andreas Khol.
La seconda cerimonia si terrà alla sera nel parco del palazzo del Belvedere, lo stesso parco in cui gli austriaci, 70 anni fa, appresero che l’occupazione alleata era finita. La Cancelleria federale schiererà una formazione d’onore dell’esercito, mentre la banda darà vita a un “grosser Zapfenstreich”, una tradizionale esecuzione di musiche militari che affonda le proprie radici nella storia secolare dell’Austria, richiamandosi in particolare ai festeggiamenti per l’appartenenza del Tirolo all’impero.
A entrambe le manifestazioni sono invitate le rappresentanze diplomatiche che sottoscrissero il Trattato di Stato di 70 anni fa. Tutte, meno quella russa. Da quando Vladimir Putin ha dato il via all’”operazione militare speciale” nella primavera del 2022, la Russia è esclusa da tutti gli eventi ufficiali della Repubblica. I suoi rappresentanti non sono stati invitati alle celebrazioni in aprile per la ricostituzione della Repubblica e nemmeno a quelle a Mauthausen, in ricordo della liberazione di quel campo di sterminio. Allo stesso modo non saranno gradite neppure alle cerimonie di giovedì prossimo.
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Nel 1955 l’Unione Sovietica pose come condizione la neutralità dell’Austria, per consentire che le fosse restituita la piena sovranità. Il governo austriaco di allora (una coalizione di popolari e socialdemocratici) accettò a denti stretti l’imposizione, perché in alternativa c’era il rischio che anche all’Austria toccasse il destino della Germania, divisa fra Länder occidentali e Länder soggetti a Mosca.
Ma questo “diktat” sovietico non fu imposto nel Trattato di Stato. Fu oggetto, invece, di una apposita legge costituzionale ad hoc che l’Austria approvò il 26 ottobre dello stesso anno, nel giorno in cui l’ultimo soldato alleato lasciò il territorio nazionale. Se non lo avesse fatto, l’Urss non avrebbe ratificato il Trattato di Stato del 15 maggio, cosa che invece fece un mese dopo. In ricordo di quell’evento il 26 ottobre è diventato dal 1965 giorno di festa nazionale dell’Austria, com’è per noi il 2 giugno.
È interessante ricordare che la legge che dichiarava la “neutralità perpetua” dell’Austria, sul modello Svizzera, ebbe il voto contrario del VdU (Verband der Unabhängigen), il partito dell’estrema destra costituito da ex nazisti, che negli anni successivi sarebbe diventato l’Fpö, un partito sempre di estrema destra, con connotati nazionalisti e sovranisti. Settant’anni dopo, invece, è proprio l’Fpö il principale sostenitore della neutralità austriaca, contro gli impegni di difesa nell’Unione Europea e, in tempi recenti, contro il sostegno all’Ucraina e contro le sanzioni alla Russia.
NELLA FOTO del 15 maggio del 1955, il ministro Leopold Figl si affaccia al balcone del palazzo del Belvedere, per mostrare alla folla il Trattato di Stato che restituiva all’Austria la piena sovranità. Accanto a lui i ministri dei Paesi alleati che avevano sottoscritto il documento.
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