Giovedì 12 Marzo 2026

Il Loibacher Feld è una radura prativa nel comune di Bleiburg, al confine con la Slovenia. Qui, a metà maggio del 1945, ebbe inizio quello che sarà poi ricordato come il “massacro” di Bleiburg. La Seconda guerra mondiale era finita e l’esercito croato degli Ustascia in fuga aveva raggiunto la Carinzia, per consegnarsi agli inglesi, sperando così di farla franca dopo i crimini commessi nei Balcani, assieme ai fascisti italiani, ai cetnici serbi e montenegrini e a quanti avevano combattuto a fianco dei tedeschi in quella guerra di sterminio.

Ma gli inglesi non vollero farsene carico e li consegnarono subito ai partigiani di Tito. Le ritorsioni furono immediate, con esecuzioni di massa e senza processo. La prima ebbe luogo già sul Loibacher Feld, dove furono fucilati circa 600 uomini, non solo ustascia, anche civili austriaci presi a caso e messi nel mucchio. I loro corpi saranno ritrovati in anni recenti nella foiba di Leše, subito al di là del confine, in territorio jugoslavo (oggi sloveno). Seguirono altre esecuzioni nella lunga marcia di ritorno in Jugoslavia, che portarono all’eliminazione di 45.000 croati, 4.000 bosniaci, fino a 10.000 sloveni e 2.000 tra montenegrini e serbi.

Da anni i pochi superstiti di quella strage e i familiari delle vittime si radunano in maggio sul Loibacher Feld, per un rito di commemorazione. Nel tempo è stato eretto in mezzo al prato un altare-monumento, su cui viene celebrata una messa di suffragio. Negli anni del dopoguerra erano soprattutto croati della diaspora a partecipare al raduno, perché sotto il regime di Tito quelli residenti in Croazia non potevano parteciparvi senza rischiare gravi conseguenze. Dopo la dissoluzione della federazione jugoslava, tuttavia, anche dalla Croazia erano incominciati a giungere qui decine di pullman.

La commemorazione del “massacro di Bleiburg”, tuttavia, aveva cambiato connotazione nel corso del tempo, sia per numero di partecipanti (oltre 10.000 persone, con il coinvolgimento dei vertici dello Stato e della Chiesa), sia perché era diventata sempre più un luogo di incontro di nostalgici del regime fascista degli ustascia, che sventolavano la loro bandiera (distinguibile perché nella scacchiera a riquadri bianchi e rossi il primo in alto a sinistra era bianco, mentre nella bandiera della Croazia democratica di oggi è rosso).

Di fronte alla piega presa si erano levate più voci in Carinzia e in tutta l’Austria per chiedere che fosse impedito nel terzo millennio un raduno fascista sul territorio nazionale. Anche la Diocesi carinziana, cui spetta autorizzare la celebrazione religiosa, aveva subordinato la sua concessione all’eliminazione di qualsiasi simbolo ustascia durante il rito.

Tre anni fa c’era stata la svolta. Un comitato di esperti nominato dal Ministero degli Interni aveva raccomandato il divieto dell’incontro annuale di Bleiburg, perché in quella sede si erano registrati ripetuti episodi di apologia del nazismo e del regime degli Ustascia. La Commissione per gli affari interni del Parlamento aveva accolto la raccomandazione e dal 2023 il raduno non si tiene più. Al suo posto soltanto una celebrazione di suffragio nella chiesa parrocchiale del paese e la deposizione di corone. Anche quest’anno, il 16 maggio, si ripeterà una cerimonia del genere, con la presenza di rappresentanti dell’associazione croata in Austria “Bleiburger Ehrenzug” e dell’ambasciatore croato a Vienna, Danijel Gunčić. Il giorno successivo una analoga cerimonia si terrà nel cimitero centrale di Zagabria.

Il discorso tuttavia non è chiuso. In occasione dell’80. anniversario della fine della guerra e del massacro del Loibacher Feld, l’associazione “Bleiburger Ehrenzug” ha presentato ricorso alla Corte costituzionale, per ottenere la revoca del divieto al raduno sul luogo dove avvenne il primo eccidio. “Noi chiediamo alla Corte – ha dichiarato il vicepresidente dell’associazione, Milan Kovač – di dichiarare nulla la risoluzione del Parlamento, che poggia su false informazioni e su una storia inventata… È uno scandalo che nella risoluzione si affermi che la Messa sul campo di Bleiburg sia il più grande incontro neonazista d’Europa dopo la Seconda guerra mondiale. I patrocinatori di questo incontro sono il Parlamento croato, la Conferenza episcopale croata, la Conferenza episcopale della Bosnia ed Herzegovina”.

Kovač confida che il ricorso promosso dall’associazione riceva il sostegno dal Governo, dal Parlamento e dalla Chiesa della Croazia. Ma, quand’anche così fosse, i tempi di risposta della Corte costituzionale non consentiranno, almeno per quest’anno, la revoca del divieto.

 

NELLA FOTO, le testa del corteo al raduno di Bleiburg del 2018, in cui la bandiera croata disegnata con i fiori presenta il primo riquadro in alto a sinistra bianco, come nelle bandiere degli Ustascia.

 

 

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