Venerdì 13 Febbraio 2026

Dimezzamento dell’Iva sui generi alimentari di prima necessità e riduzione del costo dell’energia per le aziende. Sono i principali risultati dei due giorni di “Klausur” a Mauerbach del governo austriaco. In realtà non del governo al completo, soltanto dei leader dei tre partiti che ne fanno parte (il cancelliere Christian Stocker, Övp, il vicecancelliere Andreas Babler, Spö, e la ministra degli Esteri Beate Meinl-Reisinger, Neos), dei capigruppo in Parlamento e di alcuni altri.

Questo genere di riunioni, in cui le forze politiche di governo discutono informalmente dell’attuazione di ciò che sta nel loro programma e anche di ciò che non ci sta, vengono chiamate “Klausur”, “clausure”, perché si tengono a porte chiuse, in modo da consentire un franco scambio di opinioni, e si tengono in luoghi appartati (questa volta a Mauerbach, nella campagna della Bassa Austria a ovest di Vienna) anziché nelle sedi istituzionali, per evitare l’assedio dei giornalisti. Che invece c’è stato, come sempre, benché costretti a lunghe attese all’aperto, infreddoliti dalle temperature sotto lo zero.

A Mauerbach cancelliere e ministri hanno discusso di vari temi, ma quelli che a loro stavano più a cuore erano di natura economica: la recessione, da cui l’Austria sembrerebbe uscire a lenti passi dopo tre anni, e l’inflazione, che rimane tra le più alte in Europa e si fa sentire soprattutto nel “carrello della spesa”.

Per questo una delle decisioni principali – si tratta ovviamente soltanto di decisioni politiche, che poi dovranno essere tradotte in atti ufficiali di governo – ha riguardato il settore dei generei alimentari di prima necessità, per i quali l’Iva sarà dimezzata. Già attualmente l’Iva sugli alimentari è al 10% (quella “normale” è al 20%). Da luglio scenderà al 5%. Non è prevista una scadenza, per cui l’aliquota così ridotta potrebbe essere mantenuta a tempo indeterminato. Parallelamente l’Autorità sulla concorrenza (Bundeswettbewerbsbehörde) intensificherà i controlli, per verificare che l’agevolazione fiscale vada effettivamente a beneficio dei consumatori.

Si dovrà ancora stabilire nel dettaglio quali prodotti diventeranno più economici. Il costo dell’intervento è stimato in 400 milioni, che dovranno essere recuperati da qualche altra parte. Le ipotesi a cui è stato fatto cenno è un’imposta per l’uso della plastica non riciclabile e dazi doganali sui pacchetti provenienti da Paesi extra-Ue, non si sa se in aggiunta a quella introdotta da luglio dall’Ue per i piccoli pacchi di valore inferiore ai 150 euro.

Come si intuisce, siamo ancora molto nel vago. In primo luogo, perché non si capisce come sia stata fatta la stima del costo di una riduzione dell’Iva, quando non si sa ancora quali prodotti ne beneficeranno e quali no. In secondo luogo, perché appare improbabile che l’imposta sulla plastica e i dazi sui pacchi bastino da soli a compensare il taglio dell’Iva. L’impressione è che il governo dalla “Klausur” di Mauerbach abbia voluto soprattutto dare un segnale dell’impegno per rilanciare l’economia e per ridurre il caro vita.

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