Domenica 11 Ottobre 2026

Conosciamo tutti il detto “se lo conosci, lo eviti”. Era lo slogan della campagna per la prevenzione dell’Aids. Ma il messaggio non vale sempre. Non vale quando si parla di immigrazione. Qui risulta il contrario: se lo conosci (l’immigrato), non lo eviti. È quanto emerge dall’ultimo “Rapporto sull’immigrazione in Austria”, dal titolo “Cosa pensa l’Austria?”, presentato ieri dalla ministra (per l’integrazione), Claudia Bauer (Övp), e dal sociologo Rudolf Brettschneider.

Lo studio riporta le esperienze con i migranti vissute personalmente da un campione di cittadini austriaci e il risultato è sorprendentemente positivo. Il 73% riferisce di “buone esperienze” con gli immigrati conosciuti nella cerchia delle loro amicizie e conoscenze. Anche nei rapporti di vicinato (con immigrati non amici e non conoscenti) sono state positive per il 58% degli intervistati. Non di rado gli “ospiti” arrivati da lontano sono stati definiti “simpatici”.

Ciò che emerge nei rapporti personali, diretti con gli immigrati diverge quando si affronta il fenomeno nel suo complesso. Qui gli atteggiamenti cambiano. Il 51% considera i grandi flussi migratori un fattore negativo per la coesione sociale e l’identità culturale del Paese. Esattamente la metà ritiene che la migrazione sia un fattore critico per il sistema sociale, il 47% la considera una minaccia per la sicurezza pubblica e il 45% un peso per il sistema scolastico. Oltre la metà – il 55% – valuta negativamente gli incontri con i migranti negli spazi pubblici. Giovani che bighellonano per le strade e nei parchi pubblici, sempre con il telefonino in mano, suscitano fastidio o addirittura ansia.

Come risolvere l’evidente contraddizione? Prendendo spunto dal “rapporto”, la ministra Bauer ha indicato la soluzione “attraverso un pacchetto di misure incentrate sulla lingua tedesca, sull’occupazione e sui valori”, con cui l’integrazione possa avere successo anche su piccola scala. I dati del rapporto rivelano che il 77% considera il riconoscimento delle leggi e delle norme un elemento essenziale per una riuscita integrazione, il 75% il rispetto dei valori e delle consuetudini e il 71% una buona conoscenza della lingua tedesca.

Il problema non è di facile soluzione. La destra austriaca va per le spicce e, anziché puntare sull’integrazione dei nuovi arrivati (senza i quali, peraltro, l’economia austriaca e il suo sistema previdenziale crollerebbero), parla di “remigrazione” (che, peraltro, è realizzabile solo in misura insignificante). Vi sono anche difficoltà interne alla coalizione di governo. Una bozza di legge, presentata ad aprile, prevede che, in caso di mancato completamento di corsi di lingua o di valori o di rifiuto di una Carta dei valori, possano essere imposte pesanti sanzioni amministrative. La legge non è ancora stata approvata. All’epoca, l’Spö (Partito socialdemocratico) criticò Bauer per aver reso pubblica la proposta senza consultare i suoi partner di coalizione e da allora tutto è fermo. Ora, però, le trattative per far approvare il provvedimento sono di nuovo in corso.

Se il progetto andasse in porto, rappresenterebbe un importante passo avanti. Gli immigrati si farebbero conoscere meglio e non sarebbero “evitati”. Lo dimostrano ab contrario i risultati delle recenti elezioni in Sassonia-Anhalt, dove uno dei cavalli di battaglia di AfD è stata proprio la presenza straniera. Ha fatto presa negli elettori del piccolo Land tedesco, dove la percentuale di immigrati è la più bassa della Germania. Non li conoscono e quindi li evitano.

[Foto Wikipedia/Gémes Sándor]

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