Venerdì 6 Novembre 2026

Le farmacie degli ospedali riescono a spuntare un buon prezzo sugli acquisti dalle case farmaceutiche, perché sono “grandi acquirenti”. Non comperano cioè una confezione di aspirine alla volta, ne comperano un intero bancale. Poi quelle aspirine, che a loro costano 10, le “rivendono” al loro stesso ospedale per 100, a volte per 1000 o anche più.

Una simile esplosione dei costi è stata verificata di recente all’Ospedale dei Fatebenefratelli di Graz. Si tratta di un istituto religioso laicale appartenente all’Ordine ospedaliero di San Giovanni di Dio, presente con le sue strutture in tante città italiane e in altri Paesi del mondo. In Austria, dove ha una decina di sedi, prende il nome di “Fratelli misericordiosi di San Giovanni di Dio” (“Barmherzige Brüder vom hl. Johannes von Gott“).

Uno degli ospedali dei “Barmherzige Brüder” è appunto quello di Graz. Una struttura sanitaria privata, su cui ora il Land della Stiria, che la finanzia, ha avviato un’indagine straordinaria. Il sospetto è che il prezzo dei farmaci fosse stato fatto lievitare per gonfiare il bilancio dell’ospedale e ottenere quindi dal Land più finanziamenti del necessario. Una truffa, insomma: maggiore è il bilancio dell’ospedale dovuto al prezzo dei farmaci, maggiori saranno i contributi dei contribuenti, poiché l’ospedale è finanziato anche con fondi pubblici (45 milioni nel 2025).

I documenti raccolti finora mostrano che la farmacia dei Fatebenefratelli di Graz ha dispensato diversi farmaci all’ospedale con ricarichi dal 100% fino a oltre il 1000%, rispetto al prezzo di acquisto. Uno dei ricarichi interni più eclatanti avrebbe superato il 3800%. Riguarderebbe confezioni di Odansetron, un farmaco somministrato per prevenire nausea e vomito causati da chemioterapia, radioterapia e interventi chirurgici. Ma non sono solo questi enormi ricarichi a lasciare perplessi i revisori dei conti del Land Stiria: la farmacia dei Fatebenefratelli ha venduto gli stessi identici farmaci a una clinica di Graz, ad esempio, a una frazione del prezzo addebitato al proprio ospedale.

L’ospedale dei Fatebenefratelli respinge i rilievi che gli sono mossi. “Mentre le cosiddette transazioni con terze parti, ovvero con altre strutture sanitarie, prevedono solo l’acquisto di un singolo prodotto al prezzo di mercato corrente con un ricarico standard – spiega la direzione dell’ente – il prezzo applicato all’ospedale dei Fatebenefratelli include non solo il costo dei farmaci, ma anche tutte le altre spese di una farmacia interna. Queste comprendono i costi del personale, ad esempio per la farmacia clinica, le visite ai pazienti e la preparazione dei farmaci, nonché i costi di investimento, i costi operativi, i costi di trasporto e logistica, di stoccaggio ecc.”.

Ma perché questi costi aggiuntivi valgono soltanto per i farmaci di uso interno e non per quelli venduti ad altri? All’interrogativo, per ora, la direzione dei Fatebenefratelli non dà risposta. Si limita a far rilevare che gli utili conseguiti sarebbero stati reinvestiti esclusivamente nei progetti dell’ospedale. Dal 2003, l’Ordine di San Giovanni avrebbe investito 40 milioni di euro di fondi propri e avrebbe coperto 10 milioni di euro di deficit di gestione per tre progetti di costruzione, non finanziati dal Land”.

I revisori dei conti dovrebbero concludere il loro lavoro entro questo mese e dopo forse si saprà quanto siano leciti gli esorbitanti ricarichi sui farmaci. Secondo il vicepresidente della Camera austriaca dei farmacisti, Gerhard Kobinger, consultato dal quotidiano di Graz Kleine Zeitung, ricarichi dal 100 al 1000 per cento non sarebbero giustificati da alcun servizio fornito.

NELLA FOTO, il nuovo ingresso dell’ospedale dei “Barmherzige Brüder” a Graz, in Marschallgasse.

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