Sabato 7 Novembre 2026

Dalle 6 di questa mattina l’Austria non riceve più gas dalla Russia. La notizia è stata confermata da Omv, la società a partecipazione pubblica che a suo tempo aveva stipulato il contratto di fornitura con Gazprom. Che significa questo? Che gli austriaci passeranno l’inverno battendo i denti? Che non potremo più gustare la Wienerschnitzel perché i fornelli nelle cucine rimarranno spenti? Che al Concerto di Capodanno vedremo i Philharmoniker suonare Strauss incappottati e con la cuffia in testa?

Niente affatto. Le immagini terrificanti che la notizia aveva suscitato in un primo momento sono state immediatamente cancellate: l’Austria si stava preparando da tre anni a questo momento e ha riserve sufficienti e fonti alternative che le consentiranno di superare senza difficoltà i prossimi due inverni. I depositi di gas in questo momento sono al 93% delle loro capacità, equivalenti a 94,5 terawattora, e il fabbisogno dell’intero 2023 è stato di 75,6 terawattora. Quindi l’Austria potrebbe tranquillamente sopravvivere per tutto l’anno quand’anche non potesse attingere ad altre fonti.

In realtà già attualmente il gas russo serviva a coprire soltanto una parte del fabbisogno nazionale. L’Omv acquistava annualmente dalla Russia gas per equivalenti 65 terawattora e ne utilizzava per i propri clienti solo fra il 35 e il 45 per cento; il resto veniva rivenduto sul mercato internazionale. Per coprire il fabbisogno nazionale di 65 terawattora si attingeva a gas di propria produzione o a gas liquido acquistato altrove e importato attraverso la Germania e l’Italia. La chiusura dei rubinetti russi, avvenuta all’alba di oggi, non causerà dunque grossi problemi all’Austria. La solleciterà soltanto a cercare, ma senza fretta, altre fonti di approvvigionamento. Quand’anche non lo facesse, le sue riserve a maggio 2026 sarebbero comunque sopra il 50%.

A tranquillizzare gli austriaci ci ha pensato subito il cancelliere Karl Nehammer (Övp). “È accaduto ciò che ci aspettavamo dallo scoppio della guerra in Ucraina– ha detto – ma è una situazione alla quale eravamo preparati. Prometto che nessuno in Austria si congelerà per mancanza di gas. Nessuna abitazione rimarrà al freddo. Potremo dimostrare che non ci facciamo ricattare da Putin e che non siamo costretti a metterci in ginocchio davanti a lui”. Dello stesso tenore Eleonore Gewessler (Verdi), ministra per l’Ambiente: “Il comportamento di Gazprom dimostra una volta di più che la Russia non è un partner affidabile. Ma viene meno anche un pericolo: se non riceviamo più forniture di gas russo, non siamo più ricattabili”.

Va detto, peraltro, che il contratto di fornitura lungo la pipe-line Ucraina-Slovacchia sarebbe scaduto in ogni caso con la fine dell’anno. L’anticipo improvviso pare essere la conseguenza di una decisione arbitrale di mercoledì scorso, che aveva riconosciuto a Omv il diritto a un risarcimento da Gazprom per 230 milioni, per irregolarità nelle forniture.

L’immagine evocata del rubinetto russo da cui non esce più gas, tuttavia, potrebbe trarre in inganno. Il gas russo continua ad arrivare in Austria, allo snodo di Baumgarten an den March, che si trova in Bassa Austria, al confine con la Slovacchia. Nel grande impianto sono in funzione cinque stazioni nelle quali il gas viene misurato e pompato, per essere poi rispedito in altre regioni europee. Del resto, nei confronti del gas russo non esistono sanzioni e quindi chiunque può compralo. Una delle direzioni di invio è quella per la Slovenia e l’Ungheria, che hanno stipulato con Gazprom contratti a lungo o lunghissimo termine.
In altre parole, l’Austria da questa mattina non riceve più gas russo, ma il gas russo continua ad arrivarvi per poi essere rispedito altrove. Rispetto a ieri l’afflusso è calato soltanto del 17%, segno che Gazprom ha trovato forse nuovi clienti o che la quota di gas destinata alla Slovacchia è stata prelevata prima dell’arrivo a Baumgarten.

NELLA FOTO, il grande nodo di smistamento del gas russo di Baumgarten an den March, in Bassa Austria, al confine con la Slovacchia.

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