Venerdì 13 Febbraio 2026

Dall’ultimo tango a Parigi all’ultimo valzer a Washington. È quello che suoneranno i Wiener Philharmoniker al Kennedy Center di Washington D.C., a cui Trump ha voluto aggiungere il suo nome, cacciando dal consiglio di amministrazione gli esponenti a lui sgraditi e nominando presidente un ex ambasciatore suo amico, completamente digiuno in campo culturale.

Da allora i principali musicisti, cantanti d’opera, ballerini hanno disdetto i loro contratti con il “center” trumpiano. Persino la Washington National Opera, che al Kennedy Center era di casa, ha fatto i bagagli e ha trovato asilo provvisorio alla George Washington University. Il pubblico l’ha seguita, non rinnovando gli abbonamenti al Kennedy Center. Secondo il Washington Post, da quando se ne occupa Trump, il 43% dei posti rimane vuoto. Un disastro.

Un disastro soprattutto per un uomo come Trump, che applica alla cultura i criteri a lui usuali negli affari: un’istituzione, anche il Trump Kennedy Center, va fatto funzionare finché produce utili. Da ciò la scelta di spettacoli che garantiscano in anticipo la vendita dei biglietti. I risultati non sono stati quelli da lui sperati. Da ciò la decisione non di cambiare registro per recuperare i fuggiaschi, ma semplicemente di chiudere il Center per due anni.

Il pretesto è stato quello della necessità di restaurare una struttura mal costruita, come sempre per colpa dei suoi predecessori. I Philharmoniker, dunque, saranno tra gli ultimi a esibirsi nel Trump Kennedy Center prima della chiusura. Il loro sarà l’ultimo valzer, poi due anni di silenzio per volontà dell’umorale inquilino pro tempore della Casa Bianca.

Potevano anche i Wiener Philharmoniker seguire l’esempio della Washington National Opera e disdire il contratto con il Kennedy Center? Dall’amministrazione dell’orchestra viennese si risponde di no, perché la situazione è diversa per un complesso di tante persone, rispetto a un artista singolo. Nel caso dei Philharmoniker, i concerti a Washington rientrano nell’ambito di una tournée negli Usa, nella quale entrano in gioco fattori economici. I Philharmoniker vanno per il mondo per guadagnare, non per rimetterci. Inoltre, ci si vuole “aus der Politik raushalten”, ovvero ci si vuole “tenere fuori dalla politica”. La Washington National Opera è stata di diverso avviso e ha compiuto al contrario un gesto politico, per non piegarsi alla prepotenza di The Donald.

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I Wiener Philharmoniker suoneranno a Washington il 4 marzo, alle 20, diretti dal maestro Andris Nelson. Nel sito web dell’orchestra viene indicata la location con il nome originale di “John F. Kennedy Center”, non con quello nuovo imposto dal presidente americano di “Trump Kennedy Center”.

Il concerto nella capitale federale sarà preceduto da tre concerti a New York (il 27 e 28 febbraio e il 1. marzo) e un concerto a Boston (3 marzo). Dopo Washington l’orchestra si esibirà a Naples (6 e 7 marzo), a West Palm Beach (8 e 9 marzo) e a Orlando (11 e 12 marzo).

NELLE FOTO, i Wiener Philharmoniker in un concerto del 2020, diretti anche allora dal maestro Andris Nelson, e una visione dall’alto del “John F. Kennedy Center” di Washington, sulla riva del Potomac, dove si esibiranno il 4 marzo. Alle spalle del palazzo si intravede l’edificio del Watergate, che costò la presidenza a Richard Nixon.

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