Ma i cinesi non muoiono mai? Più di 300.000 vivono regolarmente in Italia, ma mai o quasi mai abbiamo notizia di loro decessi o funerali. In proposito ci vengono alla mente le prime pagine di “Gomorra”, quelle in cui Roberto Saviano descrive un container che, mentre sta per essere caricato con una gru su una nave, improvvisamente si spalanca, lasciando cadere sulla banchina decine di salme di cinesi, che stavano per essere rispedite in patria. Forse quello raccontato da Saviano è un caso limite. Ma è ben vero che i defunti di origine cinese vengono solitamente rimpatriati in Cina, per ricevere sepoltura vicino ai loro cari e nel rispetto dei loro riti tradizionali.
In Austria tuttavia – dove risulterebbero presenti tra 15.000 e 30.000 persone di origine cinese – qualcosa sta cambiando. O almeno sta cambiando in Carinzia, dove attualmente si contano 700 cinesi. Anche qui si ha l’impressione che essi vivano in eterno e che la morte non li riguardi. Raramente si ha notizia di cinesi morti e non esistono necrologi che ne diano informazione. Il loro tasso di mortalità in Carinzia è stimato all’1,3%, mentre quello relativo alla generalità della popolazione è dell’11,6%.
Ma, come dicevamo, qualcosa sta cambiando. I legami con la madrepatria si sono affievoliti. Anche la comunità cinese della Carinzia si è rassegnata a seppellire i propri morti in terra austriaca. Se il deceduto desidera assolutamente essere riportato in Cina, lo si fa dopo che ne è stato cremato il corpo. A dirlo alla “Kleine Zeitung” è Jiongjun Qiu, che vive da 35 anni in Carinzia, dove gestisce l’hotel Weidenhof, a Klagenfurt. È presidente dell’Associazione dei cinesi in Carinzia, fondata di recente.
Jiongjun Qiu conferma che tra i suoi connazionali non c’è la consuetudine di dare pubblicità a un decesso e per questo sembra quasi che “i cinesi non muoiano”. Ma il rimpatrio della salma non è più la normalità, come in passato. Oggi si preferisce avere accanto a sé i propri cari scomparsi. Per questa ragione la loro associazione ha avanzato un progetto per creare un campo del cimitero di Annabichl (è il cimitero principale di Klagenfurt, non lontano dall’aeroporto) riservato solo ai cinesi.
Il progetto – unico nel suo genere in tutta l’Austria – è stato presentato all’assessora Sandra Wassermann, che ha la competenza per i cimiteri cittadini. Hubert Hu, promotore dell’iniziativa, ha già avuto colloqui con Wassermann. L’area di cui si parla dovrebbe avere una superficie di 300 metri quadrati ed essere lastricata, secondo la tradizione cinese. Comprenderebbe anche un piccolo tempio dedicato a Budda, nel quale sarebbero celebrate le funzioni funebri. Il progetto contempla per ora 640 loculi, disposti su blocchi di cinque piani, che potrebbero eventualmente essere aumentati. Il costo previsto di 300.000 euro sarebbe interamente sostenuto dall’associazione, che si farebbe carico anche dei lavori di manutenzione.
L’assessora Wassermann ha dichiarato di appoggiare pienamente il progetto, tanto che ha già dato incarico agli uffici competenti del Comune di occuparsene. Il caso vuole che Sandra Wassermann sia esponente dell’Fpö, il partito dell’estrema destra sovranista, che in altre sedi parla di “remigrazione” degli stranieri, non di integrazione. Chissà se l’assessora ne ha parlato con i suoi colleghi di partito o ha deciso di testa sua.
NELLA FOTO di Markus Traussnig, il viale d’ingresso del cimitero centrale di Annabichl, a Klagenfurt.
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