C’era una volta la Pasterze, il più grande ghiacciaio dell’Austria, ai piedi del Grossglockner. Oggi la Pasterze c’è ancora, ma tra qualche mese non sarà più il ghiacciaio più grande. Sta accadendo qualcosa che neppure i climatologi più pessimisti avevano previsto.
La parte superiore del ghiacciaio è considerata la zona di accumulo, perché acquisisce massa attraverso le nevicate. La parte inferiore (la “lingua”), invece, viene definita zona di ablazione, perché è quella che si scioglie e perde massa. In tempi normali la zona di accumulo avrebbe compensato le perdite della zona di ablazione. Oggi non più. A causa dei cambiamenti climatici, con la scarsità di neve, non si verifica più alcun accumulo (o si verifica in misura troppo modesta) nella parte superiore, mentre le temperature spaventosamente elevate accelerano lo scioglimento del ghiaccio nella zona di ablazione.
Il ghiacciaio della Pasterze ha una massa estesa nella parte superiore, mentre in quella inferiore diventa una lunga lingua che nel tempo si è assottigliata sempre di più. Un tempo lambiva la base della Kaiser Franz Joseph Höhe, il punto panoramico a 2.369 metri di altitudine. Decenni fa si arrivava fin lì in macchina e dal piazzale di sosta ci si affacciava direttamente sulla Pasterze. La si poteva toccare con mano.
Ora il ghiaccio è arretrato di centinaia di metri e quel che resta si sta disintegrando e trasformando in cascate d’acqua, come quelle che abbiamo visto sul Cervino e sul Monte Bianco. Il peggio è che entro breve tempo – si stima alcuni mesi – si frantumerà il punto di contatto con la massa superiore. La “lingua” così non sarà più alimentata dalla zona di accumulo e rapidamente si estinguerà del tutto. Già ora si parla di “Toteis”, ghiaccio morto.
Separata dal suo tratto inferiore, la Pasterze perderà il primato che ha sempre avuto tra i ghiacciai dell’Austria, con i suoi 16,7 chilometri quadrati (dimensione rilevata nel 2023). Al primo posto avanzerà il Gepatschferner, nella Kaunertal (Alpi Venoste, Tirolo), che tre anni fa misurava 14,6 chilometri quadrati. Non perché sia in migliori condizioni di salute – anche il Gepatschferner si sta liquefacendo a vista d’occhio – ma per l’anticipata disintegrazione della Pasterze.
Il “necrologio” della Pasterze è stato pubblicato in questi giorni dall’Österreichischer Alpenverein (il Club alpino austriaco, proprietario di gran parte del Parco nazionale degli Alti Tauri, in cui è situato il Grossglockner), il Parco nazionale degli Alti Tauri e GeoSphere Austria (l’istituto austriaco che si occupa di geologia, geofisica e climatologia, ma che è noto soprattutto perché pubblica i bollettini meteorologici). Se l’estate dovesse rimanere altrettanto calda – si legge in un comunicato congiunto – il collegamento glaciale potrebbe “rompersi nei prossimi mesi”. Con condizioni leggermente migliori – è l’auspicio non molto convinto – potrebbe resistere almeno quest’anno. Il destino è comunque segnato.
[Foto APA/Barbara Gindl]
NELLE FOTO, la terrazza della Kaiser Franz Joseph Höhe, che un tempo si affacciava direttamente sul ghiacciaio, ora ormai lontano, e la lingua della Pasterze in avanzato stato di liquefazione, di cui si nota in alto a destra lo striminzito collegamento alla parte superiore.
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