Lo spionaggio post-moderno del dopo guerra fredda. Si potrebbero definire così i servizi resi all’intelligence russa da un servitore infedele dello Stato austriaco sotto processo da oggi a Vienna. Non informazioni di carattere militare, ma più banalmente indiscrezioni sulla vita di persone nel mirino di Mosca, per lo più dissidenti politici, giornalisti sgraditi, imprenditori trasferitisi in Austria o nei dintorni per affari o per salvarsi la vita.
Che cosa se ne facessero i russi non si sa o forse si può solo intuire. L’uomo accusato di aver dato loro una mano da Vienna si chiama Egisto Ott, ha 64 anni, vive a Partenion (a nord di Villaco). Ha uno speciale rapporto con l’Italia: la madre era friulana, ha vissuto l’infanzia in Friuli e quindi parla l’italiano come madrelingua. Lo stesso nome Egisto è italiano (altrimenti in tedesco si direbbe Aigisthos).
La sua è stata una vita di poliziotto. Dal 1980 nella Polizia “normale”, dal 1983 in quella che allora si chiamava Bundesamt für Verfassungsschutz und Terrorismusbekämpfung (Ufficio federale per la tutela della Costituzione e la lotta al terrorismo), che si occupava anche di spionaggio. Una brillante carriera, con incarichi anche in Italia e in Turchia. Una carriera tuttavia offuscata negli ultimi anni dai sospetti che avevano portato nel 2017 alla sua sospensione dal servizio e nel 2021 all’arresto.
Oggi Egisto Ott è comparso davanti al Tribunale penale di Vienna. L’accusa è di abuso d’ufficio, corruzione e violazione del segreto d’ufficio. Avrebbe aiutato il servizio segreto russo, fornendogli informazioni riservate e in questo modo “compromettendo così la sicurezza nazionale della Repubblica austriaca”.
La parte del capo di imputazione che abbiamo citato tra virgolette suona un po’ esagerata e retorica. Probabilmente le soffiate di Ott ai russi non avevano messo direttamente in pericolo l’Austria, ma le persone che dall’Est Europa avevano cercato rifugio in Austria. E anche in Italia, dato che Ott, per i rapporti che aveva con l’antiterrorismo italiano, si era servito anche di fonti inconsapevoli del nostro Paese per informare Mosca.
Sul ruolo che Egisto Ott potrebbe avere avuto con il suo traffico di informazioni è illuminante la testimonianza di Marina Litvinenko, vedova di Alexander Litvinenko, assassinato a Londra dai servizi russi. In un recente colloquio con Max Miller, giornalista del settimanale Profil, la donna aveva dichiarato: “Mio marito non sarebbe mai venuto in Austria. Prima che noi cercassimo asilo a Londra, mi aveva detto: non a Berlino, non in Turchia, non in Austria. Questi luoghi per i servizi di sicurezza russi sono nient’altro che campi da gioco”.
La prima udienza del processo apertosi questa mattina a Vienna si è limitata soltanto agli aspetti procedurali e agli interventi di accusa e difesa, per illustrare i capi di imputazione. Altre udienze sono in calendario in febbraio, per ascoltare una serie di testimoni, mentre la sentenza è attesa per marzo.
NELLA FOTO, Egisto Ott oggi nell’aula del Tribunale di Vienna; alle sue spalle i suoi difensori.
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