Venerdì 13 Febbraio 2026

La battaglia politica si fa anche sulle pareti di roccia. È accaduto in Stiria, sull’Ausweichkogel, un modesto rilievo montuoso di 1.450 metri, nel gruppo dell’Hochschwab. Qui, nella primavera scorsa, ignoti erano intervenuti per rimuovere dalla parete chiodi, spit, resinati e altri ancoraggi lasciati dai primi salitori nel 2020.

Di che si tratta? Lo spieghiamo per chi non frequenta la montagna e non è tenuto a conoscere questi dettagli. Quando si arrampica, soprattutto in presenza di difficoltà elevate, gli scalatori fissano nella roccia degli ancoraggi, a cui si assicurano nella salita, per evitare di arrivare fino a valle, in caso di caduta. Li piantano e poi, superato il passaggio impegnativo, se li riprendono, anche perché hanno un costo non modesto. Talvolta, tuttavia, li lasciano in parete, per non perdere tempo, perché sarebbe difficile rimuoverli o anche perché vogliono che rimangano lì, affinché siano di ausilio agli alpinisti che verranno dopo di loro.

A volte però succede che “chi viene dopo” decida di rimuoverli, per “rinaturalizzare” la via, se così possiamo dire. Per consentire ai nuovi salitori di provare le stesse emozioni dei primi, non contaminate da “artifizi” lasciati in parete, che tolgono l’adrenalina dell’arrampicata libera e il piacere della scoperta.

Quelli dell’Ausweichkogel, tuttavia, sono stati tolti non per ragioni di rigenerazione ambientale, ma perché della cordata dei primi salitori, che li avevano lasciati, faceva parte anche Herbert Kickl, segretario dell’Fpö, il partito dell’estrema destra sovranista. Insomma, un gesto di contestazione del leader con motivazioni ideologiche, spiegate molto bene in un documento apparso su Indymedia, una piattaforma online dell’estrema sinistra.

Secondo gli autori della rimozione, l’apertura della via sul monticello stiriano e la sua chiodatura sarebbero servite alla propaganda nazionalista del leader dell’estrema destra, come già era avvenuto in altri tempi bui della storia dell’alpinismo (nazismo e fascismo avevano puntato molto sull’alpinismo eroico della razza ariana). Si tratterebbe, inoltre, di un affronto nei confronti di una zona di montagna che era stata sanguinoso teatro della guerra partigiana.

La spiegazione data convince e non convince. Non convince, in primo luogo, perché Kickl non ha mai sfoggiato le sue doti di scalatore. Arrampica sul 6. grado, è atleta di triathlon, ha portato più volte a termine competizioni di Ironman (nuoto, bicicletta e maratona insieme) e quasi nessuno lo sa, perché mantiene uno stretto riserbo sulla sua vita privata. A differenza di Jörg Haider, il suo predecessore, che invece amava esibirsi e far sapere a tutti quando scalava una montagna o partecipava alla corsa del Grossglockner, Kickl è l’opposto: a Purkersdorf, dove abita, nessuno quasi lo conosce, perché non si fa mai vedere in giro.

La giustificazione della “schiodatura” invece convince per quel che riguarda il compagno di cordata di Kickl, in quella impresa: Thomas Behm, alpinista austriaco superattivo, autore di oltre 800 vie nuove e di libri di montagna. A differenza di Kickl, Behm ha “usato” la montagna per scopi ideologici di estrema destra, per non dire neonazisti. I nomi dati alle sue vie sono espliciti in proposito: “Kristalltag” (un modo furbo per richiamare la parola “Kristallnacht”, la “notte dei cristalli”), “Swastikaar”, “Negerkuss” (“bacio di negro”), “Greta Dummberg” (il nome dell’attivista Thunberg storpiato in Dummberg, che significa “monte stupido”), “Zigeunerschnitzel” (“bistecca di zingaro”), “Ewiges Reich” (“Reich eterno”), “Wirtschaftsflüchtling” (“migrante economico”). Sono nomi che non lasciano dubbi sulle convinzioni ideologiche del personaggio, tant’è vero che perfino l’Österreichischer Alpenverein (il Club alpino austriaco) si è posto il problema di rinominare alcune delle sue vie, eliminando nomi a dir poco imbarazzanti.

Quando lo scorso anno si era sparsa la voce della “schiodatura” abusiva della via sull’Ausweichkogel (ne avevano dato notizia la “Kleine Zeitung” e il “Kurier”), si era mossa subito la Polizia alpina, che aveva verificato che le cose erano andate proprio così. Era subentrata poi l’unità speciale “per la lotta al terrorismo”, in considerazione delle motivazioni politiche del misfatto. Poi non s’era saputo più nulla.

Ne parliamo oggi perché dopo molti mesi di indagini gli inquirenti avrebbero identificato almeno due degli autori della schiodatura. La notizia è stata data in Parlamento dalla ministra della Giustizia Anna Sporrer (Spö), in risposta a una interpellanza dei deputati dell’Fpö (il partito di Kickl). La ministra non ha potuto dire di più, perché le indagini sono ancora in corso, per identificare un terzo “complice” della schiodatura.

NELLA FOTO, una immagine insolita di Herbert Kickl, in arrampicata in parete.

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