Giovedì 30 Maggio 2024

21.01.20 VaccinazioneNon è il momento migliore per indire un referendum, soprattutto se per esso è richiesto il raggiungimento di una certa soglia di adesioni. In giorni di epidemia e di lockdown duro i cittadini-elettori hanno poca voglia di muoversi e c’è pertanto il ragionevole dubbio che quella soglia possa essere raggiunta.

Ma i promotori della consultazione popolare si sono probabilmente chiesti: se non ora, quando? Sì, perché il referendum di cui stiamo parlando riguarda un tema di strettissima attualità: la vaccinazione anti-Covid. Il quesito referendario, infatti, punta ad escludere che la vaccinazione in Austria diventi un obbligo.

È curioso che ci sia un “partito” contrario ai vaccini in un momento in cui la stragrande maggioranza della popolazione aspetta invece con ansia che i vaccini arrivino dalle case farmaceutiche e apprende con preoccupazione che quelli della Biontech-Pfizer subiranno ritardi di qualche settimana. È curioso che questo avvenga senza che mai il governo austriaco abbia espresso l’intenzione di rendere obbligatoria la vaccinazione. E quando qualcuno, come il governatore della Stiria, Hermann Schützenhöfer, ha detto il contrario, è stato immediatamente smentito dal cancelliere.

Invece quel referendum si sta facendo. Non prevede, come in Italia, di votare sì o no, ma di apporre la propria firma in calce al documento che contiene la proposta di legge (in questo caso il divieto di rendere obbligatoria la vaccinazione). I cittadini hanno sette giorni di tempo, da lunedì scorso, per recarsi nel proprio Comune a firmare, ma possono farlo anche per via telematica.

L’obiettivo è raggiungere e superare le 100.000 firme. In tal caso la proposta non diventa automaticamente legge, ma il Parlamento ha l’obbligo di esaminarla. Anche dopo averla esaminata, tuttavia, non è tenuto a farla propria. In passato si sono tenute 38 consultazioni di questo tipo e una soltanto di queste (riguardava la riforma per l’autonomia dell’informazione radiofonica dalla politica) è diventata legge.

Va detto che i promotori di questo referendum non vanno iscritti subito al partito dei “no vax”, che pure esiste anche in Austria. Ci sono sicuramente i “no vax”, ma ci sono anche molti che, pur favorevoli al vaccino, sono sospettosi nei confronti di quelli messi sul mercato così in fretta da Biontech-Pfizer e Moderna, e preferirebbero attendere i vaccini prodotti in maniera “tradizionale” da altre case farmaceutiche. Per questo si cautelano contro un’eventuale obbligatorietà, che lo Stato potrebbe disporre non per tutti, ma almeno per alcune categorie professionali più esposte al contatto con il pubblico, dagli insegnanti ai camerieri, alle forze dell’ordine, solo per fare qualche esempio.

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