Giovedì 29 Febbraio 2024

20.06.19 Franz Lackner, arcivescovo SalisburgoI vescovi diocesani dell’Austria hanno eletto il nuovo presidente della loro Conferenza episcopale. È Franz Lackner (nella foto), 63 anni, arcivescovo di Salisburgo. Succede al cardinale Christoph Schönborn, 75 anni, dimissionario per ragioni di età, che però resterà ancora per un po’ arcivescovo di Vienna, per desiderio del Papa.

La scelta di Lackner è un segno dei tempi. La nuova guida dei vescovi austriaci, infatti, non ha seguito il normale “cursus” per diventare prete e assurgere poi ai gradi superiori della gerarchia ecclesiastica. Non ha frequentato seminari e non ha alle spalle studi umanistici, come spesso accade per i sacerdoti.

No, Lackner viene da una umile famiglia di Feldbach (Stiria) e i figli di umile famiglia in Austria sono predestinati alla carriera operaia, perché la scelta degli studi segna il loro destino fin dall’età di 10 anni, quando, dopo i 4 anni di scuola elementare, devono subito scegliere tra una scuola media che dia poi accesso agli studi superiori o una scuola di avviamento professionale, come quelle che esistevano anche in Italia prima che nascesse la “media unica”.

A Lackner toccò ovviamente l’avviamento professionale e così diventò elettricista. Quando fu chiamato alle armi, decise di restarci e, come capita talvolta in Austria ai militari non di leva (quelli di leva hanno una ferma talmente breve che appena hanno imparato a usare il fucile vengono già rimandati a casa), fu spedito per un anno a Cipro, in una delle missioni di pace dell’Onu. Cipro fu per lui la “via di Damasco”, che gli fece scoprire la vocazione sacerdotale.

Fu una scelta che cambiò la sua vita. Era il 1984 quando chiese di entrare nell’Ordine francescano, che ha sede a Reutte (in Tirolo). Gli fu chiesto di cambiare nome e lui scelse – come Papa Bergoglio, ma prima di Papa Bergoglio – il nome di Francesco (Franz), in sostituzione di Anton, che era il suo nome da laico. Cinque anni intensi di studio e preghiera, prima di prendere i voti definitivi, cui seguì nel 1991 l’ordinazione sacerdotale.

L’elettricista stiriano, nel frattempo, era diventato uno studioso di teologia e filosofia, tanto da frequentare a Roma l’Università pontificia dell’Antonianum dell’Ordine francescano, conseguendo il dottorato. Nel 1999 fu eletto padre provinciale dei Francescani a Vienna. Nello stesso anno ottenne il titolo di professore di filosofia alla Scuola superiore filosofica e teologica di Heiligenkreuz (Bassa Austria). Nel 2002 Papa Giovanni Paolo II lo nominò vescovo ausiliare della diocesi di Graz-Seckau.

Alla guida della diocesi di Salisburgo arriva nel 2013. Il diritto canonico austriaco prevede che a quella cattedra si salga per elezione del capitolo metropolitano. I canonici scelsero Lackner e la loro volontà fu poi confermata dal Papa, cui spetta l’ultima parola. La diocesi dell’ex principato vescovile di Salisburgo è tra le più prestigiosi dell’area di lingua tedesca. L’arcivescovo di questa sede, un tempo anche principe, ha il titolo di “primus Germaniae” e sovrintende anche alla diocesi di Klagenfurt-Gurk. È questa una delle ragioni per cui due anni fa, quando scoppiò lo scandalo della gestione sconsiderata della diocesi carinziana e della relazione amorosa del suo presule con una collaboratrice, il Papa nominò Lackner “visitatore apostolico”, per rimettere in ordine le cose in attesa della nomina del nuovo vescovo.

Dal 2015 Franz Lackner era diventato anche vicario di Schönborn al vertice della Chiesa austriaca e non è escluso, anzi è probabile, che quando il Papa accetterà le dimissioni dell’anziano cardinale, l’arcivescovo di Salisburgo ne prenda il posto, trasferendosi a Vienna.

Sul piano teologico-religioso mons. Lackner viene inquadrato nel “clero illuminato” dell’Austria, più vicino a Papa Francesco che al Papa emerito Benedetto XVI. Di lui si ricorda l’accoglienza offerta a centinaia di profughi nell’emergenza del 2015, ma anche il richiamo severo ad Andreas Laun, suo vescovo ausiliare, esponente dell’ala ultraconservatrice, che paragonò la tolleranza verso l’omosessualità con la dittatura nazista.

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