Domenica 18 Gennaio 2026

Dopo 11 mesi di accertamenti tecnici e interrogatori, la Procura di Stato di Innsbruck ha deciso di rinviare a giudizio, con l’accusa di omicidio colposo, l’alpinista sopravvissuto nel gennaio scorso alla tragedia del Grossglockner. Si tratta di un uomo di 39 anni che, con la compagna di 33, entrambi di Salisburgo, il 18 gennaio scorso aveva intrapreso la salita al Grossglockner lungo la Stüdlgrat, uno dei tracciati più belli e frequentati d’estate, con difficoltà massime di terzo grado. D’inverno, però, è un’altra cosa. Freddo, neve, ghiaccio sulla roccia e giornate corte fanno la differenza.

I due alpinisti avevano impiegato più tempo del previsto, probabilmente per la lentezza nella progressione della donna. Era venuto buio e avevano continuato a salire perché, una volta giunti in vetta, avrebbero raggiunto con relativa facilità l’Erzherzog Johann Hütte, il rifugio che si trova sulla spalla del Grossglockner, a 3.454 metri di quota, a circa 300 metri di dislivello dalla cima. Quando mancavano ormai soltanto 50 metri dall’obiettivo, la donna si era dovuta fermare, per esaurimento delle forze fisiche.

Il compagno l’aveva ancorata alla roccia e aveva continuato a salire da solo, per raggiungere un punto della montagna dove ci fosse copertura telefonica. Trovatolo, aveva dato l’allarme. Gli uomini del soccorso alpino di Kals si erano subito mossi, ma, non potendo essere trasportati in quota dall’elicottero, avevano impiegato molte ore per raggiungere il rifugio e quindi la donna lasciata sola sullo spigolo. Quando erano arrivati a lei la poveretta era ormai deceduta per il freddo.

Nei giorni successivi la Polizia alpina, raccolte sommarie informazioni dall’alpinista sopravvissuto e dai soccorritori, era pervenuta alla decisione di fare rapporto alla Procura di Stato, ritenendo che l’uomo fosse penalmente responsabile della morte della compagna. Non perché l’avesse lasciata sola sulla Stüdlgrat, a oltre 3.700 metri di quota (se non si fosse allontanato da lì non gli sarebbe stato possibile chiamare i soccorsi), ma perché ritenuto il membro più esperto della cordata, quello che avrebbe dovuto valutare meglio le difficoltà e i rischi di una simile ascensione invernale e le condizioni di preparazione fisica e tecnica della partner. Insomma, veniva chiamato in causa il cosiddetto “Ingerenzprinzip” che, come avevamo spiegato in questo blog il 30 gennaio, comporta che il più esperto di una cordata o di una comitiva di escursionisti sia responsabile penalmente della sicurezza dei suoi compagni di avventura.

In dettaglio, la Procura muove all’alpinista di Salisburgo 9 specifiche accuse: 1) l’aver intrapreso la scalata, nonostante l’inesperienza della compagna, che mai aveva affrontato un’ascensione di questa lunghezza, di questa difficoltà e a così alta quota, per di più in condizioni invernali; 2) l’aver ritardato di due ore la partenza, nella pianificazione dell’ascensione; 3) il non aver previsto la possibilità di un incidente, dotandosi dell’equipaggiamento adeguato per un bivacco; 4) l’aver consentito alla compagna di affrontare la salita con scarponi leggeri da snowboard, inadatti su un terreno misto di roccia e ghiaccio; 5) l’aver rinunciato a una via di fuga, quando i due alpinisti avevano raggiunto il cosiddetto “Frühstücksplatzl” (letteralmente “luogo della merenda”), a 3.550 metri di quota, dove avrebbero potuto lasciare la Stüdlgrat per raggiungere il rifugio; 6) l’aver rinunciato a chiedere soccorso al sopravvenire del buio; 7) dalle 20.50 i due alpinisti non erano più riusciti a proseguire l’arrampicata, ma l’uomo non aveva tentato subito di chiedere soccorso, né aveva inviato segnali evidenti di richiesta, quando intorno alle 22.50 un elicottero della polizia aveva sorvolato lo spigolo, proprio nel timore di una disgrazia; 8) il non aver risposto alle ripetute chiamate telefoniche della Polizia alpina nelle ore successive; 9) l’aver trascurato di mettere la compagna in una nicchia al riparo dal vento e di proteggerla con il telo termico di cui pure disponeva, per impedire che si congelasse, prima di lasciarla sola per andare a cercare soccorso.

La decisione ora spetta a un giudice monocratico del Tribunale di Innsbruck, che ha fissato l’udienza al 19 febbraio.

__________________________

AUSTRIA VICINA è anche su Facebook. Clicca “mi piace” alla pagina

https://www.facebook.com/austriavicina