Sulla vicenda di Peršmanhof ha aperto un fascicolo la Procura di Stato di Graz. Per ora non risulta indagato nessuno, ma l’ipotesi di reato è quella di abuso di potere. Evidentemente il comportamento della “Bezirkshauptmannschaft” di Völkermarkt (è l’autorità amministrativa a livello mandamentale) e della polizia ha suscitato non poche perplessità anche sul piano penale, oltre che su quello politico.
L’intervento, comunque lo si voglia considerare, appare a dir poco esagerato. A Peršmanhof, come ogni anno, si tiene un “Antifa-Camp”, un campeggio a cui partecipano circa 60 persone, per commemorare l’eccidio nazista del 25 aprile 1945. In quel giorno, che precedeva di poco la fine della guerra, un’unità speciale di un battaglione di SS fucilò 11 dei suoi abitanti. Un piccolo museo documenta con oggetti e immagini quel crudele episodio (ne avevamo riferito il 30 luglio scorso).
L’”Antifa-Camp” si svolge alla luce del sole. Chiunque può parteciparvi. Non progetta attività sovversive. Mantiene solo vivo il ricordo dell’eccidio di 80 anni fa e delle sofferenze patite dalla popolazione del luogo, soprattutto in quanto appartenente alla minoranza slovena. Non sussiste, dunque, alcuna ragione per cui la polizia debba intervenire.
Ma la “Bezirkshauptmannschaft” quelle ragioni le trova. Facendo violenza al normale buon senso, “sospetta” che il campeggio non sia autorizzato e che violi le norme ambientali. Insomma, siamo nel campo di illeciti – ammesso che possano essere dimostrati – di natura amministrativa. Illeciti per i quali, di norma, si manda una pattuglia della guardia forestale, per redigere un verbale e fissare una sanzione da pagare nei giorni successivi con bonifico bancario, come si fa per un parcheggio in divieto di sosta.
Invece la “Bezirkshauptmannschaft” scatena l’equivalente di uno sbarco in Normandia. Invia sul posto 30 poliziotti, tra cui uomini dell’antiterrorismo, con l’appoggio di unità cinofile, droni e addirittura un elicottero. L’operazione dura 4 ore, nel corso delle quali tutti i partecipanti vengono identificati e vengono perquisite le tende e le stanze del museo. Tre persone vengono arrestate (e rilasciate in serata, dopo essere state interrogate nella stazione di polizia di Eisenkappel). Tutto si conclude con un nulla di fatto, perché le forze dell’ordine non trovano nulla di penalmente rilevante. Salvo che alcuni dei partecipanti al campeggio vengono denunciati per resistenza a pubblico ufficiale (non avevano obbedito agli ordini ricevuti che a loro sembravano ingiustificati).
Il clamore suscitato dall’operazione di polizia ha raggiunto Vienna e ha superato i confini di Stato. Sono intervenuti l’ambasciatore sloveno in Austria e rappresentanti del governo di Lubiana. A molti è sembrato che lo spropositato spiegamento di polizia avesse uno scopo intimidatorio nei confronti della minoranza slovena presente in Carinzia, nel nuovo clima che si sta creando in Austria dopo il successo elettorale dell’estrema destra.
Ora si aggiunge l’inchiesta della magistratura. Se ne occupa la Procura di Graz, su ordine della Procura generale, per escludere qualsiasi sospetto di parzialità, qualora fosse intervenuta la Procura di Klagenfurt, competente per territorio.
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