Venerdì 14 Giugno 2024

Primo passo verso la libertà per Josef Fritzl, l’uomo condannato all’ergastolo per aver tenuta prigioniera una delle sue figlie in un bunker costruito in cantina, abusando ripetutamente di lei per 24 anni. La stampa austriaca lo aveva definito “il mostro di Amstetten”, dal nome della cittadina della Bassa Austria, luogo di residenza di Fritzl e della sua doppia famiglia: in cantina, quella con la figlia e con i sette figli avuti dal rapporto incestuoso con lei, senza che nessuno di essi vedesse mai la luce del sole; al piano di sopra, la famiglia “normale”, moglie e altri sette figli, che nulla sapevano di ciò che accadeva sotto i loro piedi (o forse lo avevano intuito, preferendo però fingere di non sapere). La sentenza lo aveva ritenuto colpevole di omicidio per omissione di soccorso, violenza carnale, violenza aggravata, incesto e riduzione in schiavitù.

In Austria i condannati all’ergastolo, dopo 15 anni di buona condotta, possono richiedere la libertà condizionata. Fritzl ha superato lo scorso anno i 15 anni (era stato condannato dalla Corte di Assise nel 2009, ma era detenuto dall’anno prima), ma non ha potuto richiedere il beneficio. Alla condanna penale all’ergastolo, infatti, si aggiungeva per lui una misura cautelare che gli imponeva la residenza coatta in un carcere psichiatrico. Il beneficio della libertà dopo 15 anni non è applicabile a chi è sottoposto a una misura cautelare, proprio perché non si tratta di una sanzione punitiva, ma di un provvedimento preso prudenzialmente per persone giudicare insane di mente e quindi pericolose per sé e per gli altri.

Per superare l’ostacolo, la legale del “mostro”, Astrid Wagner, ha cercato in primo luogo di far dichiarare il suo assistito non più insano di mente, per poterlo far trasferire in un carcere normale. Solo in quel momento Josef Fritzl avrebbe potuto presentare istanza per beneficiare della libertà condizionata. Non è stata impresa facile. Fritzl è stato sottoposto a ripetute perizie psichiatriche, che sono state sempre rigettate. Fino a quella redatta dalla psichiatra Adelheid Kastner del mese scorso, accolta a metà maggio da un collegio di tre giudici. La sentenza è definitiva, perché questa volta la Procura di Stato di Krems non ha presentato ricorso.

L’organo giudiziario motiva il provvedimento dichiarando che “non sussiste alcun pericolo che renda necessaria la presenza (di Josef Fritzl, nda) in un centro legale terapeutico”. I “disturbi della personalità” determinanti per l’internamento sarebbero venuti meno a causa di una progressiva demenza del condannato (che ora ha 89 anni) e del suo decadimento fisico. Nella stessa udienza, che si è svolta a porte chiuse, i tre giudici hanno anche escluso il rilascio condizionato dal carcere normale in cui Fritzl prossimamente sarà trasferito, in considerazione della “energia criminale senza precedenti dimostrata nei delitti per i quali è stato condannato”.

Insomma, il “mostro” di Amstetten per ora non è ancora libero. Sarà soltanto trasferito dal carcere psichiatrico di Stein a un carcere normale, che non è stato ancora stabilito. Ma intanto il primo passo è stato compiuto e ciò potrebbe renderà teoricamente libero Fritzl in un prossimo futuro.

Quando nel 2008 fu scoperta l’allucinante vicenda, gli inquirenti e la stampa stesero un rispettoso velo di silenzio sulle vittime del “mostro”: la moglie e i 7 figli del piano di sopra; la figlia e i 7 figli (e contemporaneamente nipoti) del piano di sotto, uno dei quali deceduto subito dopo il parto, perché il padre (e nonno) gli aveva negato l’assistenza medica. Non si sa dove vivano e non si sa neppure quali siano le loro condizioni psichiche, dopo essere uscite da quell’incubo durato 24 anni.

Quando Josef Fritzl (che negli scorsi anni ha cambiato nome per avere una nuova identità, il che dimostra che non era proprio insano di mente) rinnoverà la richiesta di libertà, i giudici nel decidere terranno certamente conto dello stato in cui si trovano oggi le sue vittime, di ciò che proverebbero nel saperlo libero, di ciò che potrebbe accadere qualora dovessero incontrarlo.

NELLE DUE FOTO, Josef Fritzl durante il processo in Corte di Assise a St. Pölten e nell’auto della polizia, mentre si copre il volto con la mano durante un recente trasferimento dal carcere psichiatrico di Stein al Tribunale di Krems.

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