Domenica 8 Novembre 2026

È sempre rischioso annunciare fumata bianca, prima ancor di aver acceso il fuoco nella stufetta del conclave. Questa volta però ci sentiamo di poter correre il rischio: a cinque mesi dalle elezioni l’Austria sta per avere finalmente un governo. Sarà una coalizione di popolari (Övp), socialdemocratici (Spö) e liberali (Neos), gli stessi partiti che avevano tentato di mettersi d’accordo tra di loro dopo il voto di settembre e che all’inizio del nuovo anno avevano gettato la spugna, per troppe divergenze.
Perché dovrebbero riuscire ora nell’impresa miseramente fallita a gennaio? Possiamo avanzare più ipotesi. La prima è che probabilmente le segreterie dei tre partiti hanno abbassato le loro “pretese irrinunciabili”, rendendo così più facile un compromesso. La seconda è che non si poteva lasciare l’Austria senza un governo politico per altro tempo, mentre incombono gravissimi problemi interni (a cominciare dal bilancio, per il quale si rischia un procedimento di infrazione dell’Unione Europea per deficit eccessivo) ed esterni (la guerra in Ucraina e le scelte imprevedibili del circo Trump, con i suoi dazi e le sue bizzarre simpatie per i nemici dei Paesi democratici). La terza e ultima ipotesi è che, nell’impossibilità di formare un governo, l’Austria sarebbe andata a nuove elezioni, con ulteriori ritardi e con un ulteriore probabile rafforzamento dell’Fpö, il partito dell’estrema destra sovranista.
Sembrava che già ieri o, al massimo, oggi le delegazioni di Övp ed Spö si sarebbero recate alla Hofburg per dire al Capo dello Stato che erano pronte a governare. L’appuntamento è stato rinviato di una settimana, ma questo non significa che vi siano ancora elementi di incertezza. Più semplicemente i due partiti, dopo aver discusso tra di loro, hanno preso a bordo anche Neos, per assicurarsi in Parlamento una maggioranza più solida: 110 deputati su 183, anziché 92. Ma Neos, per il suo statuto, deve sottoporre l’adesione al voto dei suoi iscritti, per il quale è previsto un tempo non inferiore a una settimana.
Ecco, dunque, che allora le delegazioni – non solo Övp ed Spö, ma anche Neos – faranno visita al Capo dello Stato soltanto venerdì prossimo e subito dopo il nuovo governo si presenterà al Parlamento. Sempreché gli iscritti a Neos non boccino l’accordo, ma è una ipotesi alquanto improbabile.
Insomma avremmo un governo tra i partiti che non hanno vinto le elezioni, ma che vogliono escludere l’estrema destra dell’Fpö. Non ne fanno parte soltanto i Verdi, i quali però hanno assicurato che, qualora l’Fpö presentasse mozioni di sfiducia nei confronti del nuovo governo, non daranno il loro voto.
Quanto all’attribuzione dei ministeri, all’Övp andrebbero la Cancelleria, gli Interni, la Difesa, l’Economia e l’Agricoltura; all’Spö la Vicecancelleria, le Finanze, gli Affari sociali, le Infrastrutture e le Donne; a Neos, gli Esteri e l’Istruzione. I portafogli più importanti sono considerati le Finanze e gli Interni, quasi sempre in mano ai popolari. Non potendo averli entrambi, l’Övp ha preferito tenere per sé gli interni e cedere le Finanze ai socialdemocratici.

 

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