Giovedì 22 Febbraio 2024

20.05.05 Alexander Van der BellenIl nome di Mauthausen è indissolubilmente legato al campo di concentramento che vi costruirono i nazisti nel 1938, alla periferia dell’abitato. Fu il più grande lager dell’Austria e accolse nei suoi baraccamenti circa 200.000 uomini, non solo ebrei, ma anche prigionieri di guerra provenienti da vari fronti. Oltre 100.000 non ne uscirono vivi, perché stremati dai lavori forzati o bruciati nei forni crematori. Il 5 maggio del 1945 il campo fu liberato dalle avanguardie dell’11. Divisione corazzata statunitense.

Ieri, alla vigilia del 75. anniversario di quella giornata, il capo dello Stato Alexander Van der Bellen (nella foto) ha inviato un videomessaggio ai suoi connazionali, nel quale ha parlato di “una ferita ancora aperta nella storia dell’Austria”. “Costernati ancor oggi e pieni di vergogna – ha detto il presidente – ci inchiniamo dinanzi alle vittime di allora. Con grande umiltà ammettiamo che non possiamo far sì che quel che è accaduto non sia accaduto. E, anche se le nuove generazioni non ne hanno colpa, non possiamo non assumerci la responsabilità. Mauthausen non è piovuto dal cielo, l’Olocausto è stato l’atroce punto di arrivo”.

Van der Bellen ha proseguito: “Molti austriaci furono carnefici. L’Austria riconosce la sua complicità nei crimini del nazionalsocialismo”. Per i perseguitati e gli assassinati Mauthausen è un simbolo della loro sofferenza. “Mauthausen è un monito – ha detto il presidente – Mauthausen è quel ‘mai più’ scolpito nella pietra!” Oggi questo significa che non dev’esserci alcuna tolleranza nei confronti del razzismo e dell’antisemitismo. E ha concluso: “La dignità umana è indivisibile”.

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