Lunedì 17 Giugno 2024

hypolast726apLa si può rigirare come si vuole la vicenda di Hypo Group Alpe Adria, ma una cosa è certa: se il Land Baviera o il governo austriaco, o entrambi, non apriranno la cassa e metteranno mano ai soldi pubblici – tanti soldi – il fallimento della holding carinziana sarà inevitabile. A Klagenfurt nessuno ci crede, ma non perché non sussistano le condizioni per portare i libri contabili in tribunale e chiedere la liquidazione del gruppo; nessuno ci crede perché la convinzione condivisa da tutti è che alla fine Vienna e Monaco lanceranno il salvagente per evitare che holding affondi.

Né il Land Baviera, né il governo austriaco hanno convenienza ad abbandonare Hypo Group al suo destino. Il primo, perché la banca di sua proprietà, la Bayern Lb (67,1% del capitale di Hypo Group) ci rimetterebbe quei tre miliardi di euro che ha già investito nella holding carinziana. Il governo austriaco, perché l’eventuale crac di Hypo Bank avrebbe un effetto domino che lo coinvolgerebbe. Il Land Carinzia (ex proprietario unico di Hypo Bank e ora azionista al 12,4%), infatti, ha prestato una garanzia fino a 18 miliardi di euro per le eventuali sofferenze dell’istituto. Se fallisse, sarebbe chiamato in solido a soddisfare clienti e creditori. Andrebbe alla bancarotta anche il Land, che non soltanto non ha assolutamente i mezzi per soddisfare un garanzia di simile importo, me è a sua volta indebitato per 2,5 miliardi. A questo punto, è chiaro che lo Stato dovrebbe intervenire, perché non può permettere che un suo Land affondi.

Che il governo austriaco sia peraltro riluttante a mettere mano al denaro dei contribuenti per porre rimedio alle imprudenze di una banca e di un sistema politico – quello di Jörg Haider – vissuto per 10 anni sull’indebitamento, lo si può capire benissimo. Un esempio può rendere l’idea. Da un mese e mezzo le Università austriache sono in agitazione e l’Audimax (sigla dal latino “auditorium maximum”) di quella di Vienna è permanentemente occupato. Gli studenti chiedono riforme e investimenti che costerebbero 200 milioni di euro. E da un mese e mezzo lo Stato tiene duro, per non affrontare la spesa.

Orbene, per Hypo Bank, il governo austriaco ha già erogato lo scorso anno 900 milioni in forma di “partecipazione al capitale” e ora si chiede a lui e alla Baviera di contribuire con altri 1500 milioni: 12 volte quanto chiedono gli studenti di tutte le università dell’Austria!

Cinque giorni fa avevamo riferito le dichiarazioni del ministro delle finanze della Baviera, Georg Fahrenschon, deciso ad abbandonare Hypo Group al suo destino. Fino a ieri non era ritornato sui suoi passi. Ma il fatto che sia in contatto quotidiano con il ministro delle finanze austriaco Josef Pröll fa ritenere che ci stia ripensando che stia cercando comunque una soluzione di compromesso con il governo austriaco. Il tempo stringe, perché l’assemblea straordinaria di Hypo Group chiamata a deliberare l’aumento di capitale di 1,5 miliardi si terrà domani.

È solo questa la ragione per cui Pröll, fino a ieri in viaggio di nozze alle Mauritius, si è rassegnato a intrecciare una serie di telefonate con Monaco e con i funzionari del suo ministero. Povero ministro! È sposato da vent’anni e ha rinviato fino a oggi la luna di miele, perché finora gli impegni politici glielo avevano impedito. In tedesco “luna di miele” si dice “Flitterwochen”, che andrebbe tradotto “settimane senza preoccupazioni”. Senza preoccupazioni, non proprio come quelle che ha trascorso Pröll, grazie a Hypo Bank.

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