
Il governo austriaco ha presentato le linee generali del bilancio di previsione per il 2027 e di quello per il 2028. Un “doppio” bilancio, per consentire una previsione di più ampio respiro. Compito non facile, per due ragioni molto evidenti. Con i chiari di luna in cui il mondo è costretto a vivere – principalmente a causa di Donald Trump, ma non solo – fare previsioni di così lungo periodo non è facile. Basti pensare a come l’economia globale è cambiata dopo l’attacco di Usa e Israele all’Iran. La guerra in Ucraina, i dazi americani, la libertà di navigazione sui mari sono altri fattori che si riflettono anche sull’economia austriaca e, di conseguenza, sul Pil, sul gettito fiscale, sul debito pubblico e sugli interessi che lo riguardano. Questa è la prima difficoltà.
La seconda è la coalizione dei partiti al governo. Sono tre partiti di destra, di centro, di sinistra, che non hanno visioni del mondo molto sovrapponibili. Il modo stesso in cui questo governo si è formato – dopo un primo tentativo fallito e dopo un secondo tentativo di coalizione tra Fpö e Övp anch’esso fallito – ci dice che si è trattato di una soluzione di emergenza. L’alternativa sarebbe stata una crisi politica, con elezioni anticipate e un risultato che probabilmente avrebbe reso l’Austria ingovernabile.
Le forze politiche austriache non possono evitare le difficoltà “esterne”, ma sembrano essere riuscite a fronteggiare in qualche modo quelle interne, con un compromesso o, forse, con tanti compromessi. Ma la politica, in fin dei conti, è proprio l’arte del compromesso. In altre parole, Övp (popolari), Spö (socialdemocratici) e Neos (liberali di centro) hanno accettato ciascuno di cedere su alcuni punti cari al proprio elettorato, nell’interesse generale del Paese.
Il risultato è una manovra di bilancio di 5,1 miliardi spalmata su due anni, con l’obiettivo di ridurre l’attuale deficit del 4,2% del Pil al 3,0% entro il 2028 e di conseguenza uscire dalla procedura di infrazione dell’Ue. L’Italia, come sappiamo, ha superato la soglia del 3,0% per un solo decimo di punto percentuale, andando così incontro anch’essa alla procedura di infrazione. Alcune forze politiche hanno chiesto insistentemente di non tenerne conto, ridicolizzando i lacci imposti da Bruxelles. Il vero problema, però, non sono le regole europee, ma la reazione dei mercati a un eventuale sforamento di quelle regole. Non rispettarle potrebbe significare maggiori difficoltà a trovare investitori disposti ad acquistare titoli pubblici o trovarli, ma remunerandoli con interessi maggiori.
Il governo austriaco ne è consapevole e, anziché prendersela con l’Europa, punta a rimettere a posto i suoi conti entro il 2028. La manovra presentata è appena abbozzata. Ora dovranno essere definiti i dettagli e sarà un lavoro non affatto facile.
NELLA FOTO di Bka/Andy Wenzel, il ministro delle Finanze, Markus Marterbauer.
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