Prima che la Russia aggredisse l’Ucraina il fabbisogno energetico dell’Austria era soddisfatto in gran parte dal gas russo. Non era stato facile liberarsi dal cappio di Mosca. Ora l’Austria si approvvigiona di gas nel mare della Norvegia, lo acquista dall’Algeria e dagli Usa. In parte lo estrae da pozzi presenti sul suo stesso territorio.
È di ieri la notizia dell’inaugurazione di un nuovo impianto di estrazione a Wittau, nel distretto di Gänserndorf (Bassa Austria), che raddoppierà la produzione nazionale, rendendo l’Austria sempre meno dipendente dalle importazioni. Il giacimento si trova a 5 chilometri di profondità, in mezzo alle campagne del Weinviertel, la regione dei vini della Bassa Austria, tra Vienna e il confine con la Slovacchia.
La scoperta del gas è considerata la più importante degli ultimi 40 anni. Si stima che il giacimento possa produrre 48 terawattora. Nella prima fase di sviluppo l’Omv (è la società che ha effettuato le ricerche e in Austria ha il ruolo che in Italia ha l’Eni) prevede di estrarre 11 terawattora in dieci anni. La società sta investendo nel progetto circa 150 milioni, di cui 80 per le infrastrutture, compreso un gasdotto verso la vicina Aderklaa.
La presenza di gas nel sottosuolo di Wittau era stata scoperta nel 2023. Siamo nel Weinviertel, una regione che, come indica il nome, è ricca di vigneti. Ciononostante nessuno ha messo i bastoni fra le ruote all’Omv, che ha potuto iniziare subito i sondaggi e realizzare l’impianto di estrazione, che da ieri, dopo soli tre anni, è pienamente funzionante.
Il progetto – fa sapere l’Omv – mira a rafforzare la produzione nazionale di gas e, nella prima fase, a coprire il fabbisogno di circa 100.000 famiglie. Con una produzione di plateau prevista di 3.000 barili equivalenti di petrolio al giorno, l’impianto aumenterà la produzione di gas in Austria di circa il 50%. L’espansione delle risorse nazionali ha lo scopo di ridurre la dipendenza dall’estero. Secondo Omv, la scoperta rappresenta una “pietra miliare strategica per l’approvvigionamento energetico dell’Austria”.
Naturalmente si sono levate anche voci contrarie. L’organizzazione ambientalista Greenpeace è contraria per principio all’utilizzazione del gas naturale. “Invece di investire nella necessaria protezione del clima, Omv preferisce espandere la sua attività nel settore petrolifero e del gas, dannosa per il clima”, ha criticato Marc Dengler di Greenpeace Austria. Contrario ovviamente anche l’Fpö, il partito dell’estrema destra sovranista, che accusa il partito di governo Övp di “doppi standard in materia di politica energetica”: “Oggi l’Övp celebra l’avvio della produzione di gas naturale a Wittau, come un contributo storico alla sicurezza dell’approvvigionamento. Ma lo stesso Övp da anni promuove la neutralità climatica entro il 2040, l’eliminazione graduale del gas e la fine dei combustibili fossili”.
Ovviamente – come hanno dichiarato il cancelliere Christian Stocker e la governatrice della Bassa Austria Johanna Mikl-Leitner, intervenuti ieri all’inaugurazione dell’impianto – tra le due cose non vi è contraddizione. L’obiettivo è sempre quello delle energie rinnovabili (l’Austria punta di portare la produzione di energia da pale eoliche e fotovoltaico a 27 terawattora entro il 2030), ma in attesa di raggiungerlo sarebbe insensato continuare a soddisfare il fabbisogno energetico attingendo soltanto all’estero.
NELLA FOTO (Orf, Roland Winkler), l’impianto di estrazione di gas naturale dal sottosuolo di Wittau, in Bassa Austria.
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