Sabato 7 Novembre 2026

L’Austria non è più una nazione di sciatori, nati con già gli sci ai piedi. E questo, a prescindere dal disastro ambientale, che sta trasformando l’inverno in una perenne primavera (o in un perenne autunno), con scarse nevicate, temperature miti e poli sciistici in cui il verde dei prati prevale sul bianco delle piste, spesso ricoperte soltanto da neve prodotta artificialmente

Anche non tenendo conto di queste sfavorevoli condizioni meteorologiche, lo sci non è più lo sport principale praticato un tempo da tutti gli austriaci, di ogni età. È difficile accorgersene, perché l’immagine delle località sciistiche stracolme di sciatori inganna. Ma basta avvicinare lo sguardo per osservare che gran parte di quegli sciatori non sono austriaci, ma ospiti stranieri, per lo più ricchi e in condizioni da poter affrontare senza problemi il salasso che oggi comporta una vacanza sulla neve.

In Austria il calendario scolastico prevede vacanze durante il periodo invernale, scaglionate nel tempo. Si chiamano “Energieferien” (vacanze per l’energia) e furono introdotte nel 1974, per fronteggiare la prima crisi petrolifera. Dovevano servire al risparmio dell’energia per il riscaldamento degli edifici scolastici.

Ben presto, però, quelle settimane di scuole chiuse assunsero un altro significato: le famiglie ne approfittavano per una vacanza sulla neve. A volte erano le stesse scuole a farsene carico, per consentire a tutti di calzare gli sci, anche a chi non se lo poteva permettere. Per questo i Länder si accordarono tra loro per evitare che tutte le scuole chiudessero contemporaneamente. Furono stabiliti dei turni – prima toccava ad alcuni Länder, poi ad altri – in maniera che anche le località sciistiche ne beneficiassero più a lungo, senza eccessivi affollamenti.

Questo accadeva fino a una decina di anni fa, ora non più. Con il prezzo degli skipass che varia tra i 60 e i 70 euro al giorno (senza contare tutto il resto, dall’alloggio al vitto, al viaggio) quando arrivano le “Energieferien” gran parte degli alunni resta a casa. Le risorse delle famiglie non sono più sufficienti per sostenere i costi esorbitanti di una settimana bianca. Le statistiche più recenti rivelano che ormai soltanto un quarto degli austriaci va a sciare.

A questi fattori economici se ne aggiungono poi quelli ambientali. La neve sempre più scarsa e la probabilità di trovare anche a quote elevate boschi e prati verdi come in autunno, fanno passare la voglia di andare in vacanza in montagna (una volta si diceva “una vacanza sulla neve”, ma oggi questa frase ha perso il suo significato).

Nel numero di questa settimana “Profil” pubblica i risultati di un sondaggio commissionato all’istituto demoscopico Unique Research. Da esso risulta che il 22% degli austriaci non ha voglia di andare a sciare, perché ormai la neve manca per gran parte dell’inverno e perché non prova piacere a sciare su piste ricoperte artificialmente, nastri bianchi in un mare di verde. Questa percentuale sale al 29% tra gli intervistati sotto i 30 anni. Soltanto il 12% ha voglia di rimettere gli sci ai piedi, quali che siano le condizioni di innevamento.

Il dato più interessante del sondaggio è che ormai il 63% degli intervistati dichiara che quest’anno non andrà a sciare. L’Austria non è più una “Skination”.

NELA FOTO, alunni delle scuole austriache partecipanti a una delle prime settimane bianche organizzate dalle scuole nel 1974, in concomitanza che le “Energieferien” appena introdotte. La foto è esposta a Vienna nel “Museo della storia dell’Austria” (“Haus der Geschichte Österreich”), nella Neue Hofburg.

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