L’accostamento fatto ieri tra il ministro italiano della Difesa, Guido Crosetto, e il comandante supremo dell’Esercito serbo, Radomir Putnik, trovatisi entrambi in territorio ostile nel momento sbagliato, sia pure in epoche diverse, ha suscitato la curiosità di alcuni nostri lettori, che ci hanno chiesto di saperne di più. Non su Crosetto, di cui oggi riferiscono tutti i giornali e i telegiornali, ma su Putnik, questo personaggio di cento anni fa, oggi ai più sconosciuto.
Che ci faceva il generalissimo serbo a Bad Gleichenberg? Come mai s’era arrischiato ad andarci proprio nei giorni in cui la tensione tra il Regno di Serbia e l’Impero d’Austria e Ungheria (Bad Gleichenberg si trova nella Stiria meridionale, quindi in Austria) era alle stelle? Soltanto quattro settimane prima a Sarajevo era stato assassinato l’erede al trono Francesco Ferdinando con la moglie Sofia, e l’Austria ne attribuiva la responsabilità alla Serbia.
Putnik, che all’epoca aveva già 67 anni, soffriva di una patologia cronica ai polmoni e per questo aveva scelto di soggiornare nella località stiriana, rinomata per le cure termali alle vie respiratorie. Fu senza dubbio un’imprudenza. Il “vojvoda” (è il titolo con cui nell’Europa centro-orientale e balcanica viene indicato un alto comandante militare) venne fermato alla stazione ferroviaria di Budapest, mentre cercava di rientrare precipitosamente in patria.
Di lui si occupò in quei giorni il generale di cavalleria Carl Tersztyanszky, comandante del 4. Corpo d’armata austro-ungarico, che informò il primo ministro ungherese István Tiza (nella monarchia asburgica bicipite, il Regno di Ungheria aveva un proprio governo distinto e autonomo da quello di Vienna) dell’intenzione di arrestare l’ospite serbo. Rendere acefalo l’esercito serbo proprio allo scoppio della guerra sarebbe stato molto vantaggioso per le proprie truppe. Tiza sembrò d’accordo, ma volle consultare il ministro degli Esteri, Leopold Berchtold (questo ministero, come quello della Guerra, era comune ad Austria e Ungheria), il quale espresse parere contrario: al momento del fermo del generale Putnik la guerra alla Serbia non era ancora stata dichiarata. L’arresto del “vojvoda”, quindi, sarebbe apparso illegittimo.
Più che il rispetto del diritto internazionale, la mossa del ministro Berchtold fu dovuta alla volontà dell’imperatore Francesco Giuseppe, che aveva ordinato l’immediato rilascio del comandante supremo serbo e inviato una lettera al ministro della Guerra, Alexander von Krobatin, nella quale esprimeva “la mia più totale disapprovazione” per il fermo dell’alto ufficiale. “Mi aspetto che tutti i generali in posizioni elevate – aveva scritto l’imperatore – agiscano in modo indipendente, rapido, ma sempre con tatto e mai avventatamente”.
A Radomir Putnik, che fino ad allora era stato trattenuto nel casinò militare di Budapest, fu messo a disposizione un treno speciale, con cui poté proseguire il viaggio fino a Belgrado, in tempo per assumere il comando delle truppe serbe prima dello scoppio della guerra. Benché sofferente ai polmoni, guidò con grandi abilità tattiche l’esercito, riuscendo a sconfiggere gli austro-ungarici nelle battaglie di Cer e di Kolubara.
Nel 1916, colpito da un attacco di enfisema polmonare, dovette lasciare il comando ed ebbe modo di recarsi a Nizza (la Francia era alleata della Serbia) per curarsi. Lì fu ricevuto con tutti gli onori dal governo francese, che gli mise a disposizione una villa, dove morì il 17 maggio 1917. Non poté vedere così la fine della guerra e la nascita del Regno di Serbia, Croazia e Slovenia (poi Regno di Jugoslavia) dalle ceneri dell’Impero asburgico.
Della vicenda troviamo cenno nel settimanale satirico Die Bombe, che nel suo numero del 2 agosto 1914 (la guerra era in corso da 5 giorni), così riferisce: “Il Capo di Stato Maggiore serbo era in cura in Austria e lì fu catturato. Il grande stratega apparentemente ignorava i segreti della situazione e beveva tranquillamente la sua acqua minerale a Gleichenberg. Ma abbiamo liberato di nuovo Putnik. Un capo militare che si trova in una stazione termale straniera al momento della dichiarazione di guerra è una figura così interessante che deve essere restituito al mondo in piena libertà”.
Il settimanale Die Bombe, come tutti i giornali austriaci dal 1568 al 1955, sono a disposizione per essere sfogliati e letti, pagina per pagina, nel sito web ANNO della Österreichische Nationalbibliothek di Vienna. Il servizio è gratuito.
NELLE FOTO, il generale Radomir Putnik, nella sua veste di comandante supremo dell’Esercito serbo, e la statua che gli ha dedicato Kragujevac, sua città natale.
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