Venerdì 6 Marzo 2026

Cos’hanno in comune il ministro Guido Crosetto e il generale Radomir Putnik? Oltre un secolo separa l’uno dall’altro, ma entrambi si sono trovati nel posto sbagliato al momento sbagliato. Il ministro della Difesa italiano era a Dubai, in visita alla famiglia, proprio nel giorno in cui Donald Trump decideva di sferrare l’attacco aereo all’Iran, senza avvertire l’Italia. Cento anni prima Radomir Putnik, comandante supremo delle forze armate serbe, si trovava con la figlia alle terme di Bad Gleichenberg, in Stiria, per passare le acque, proprio nei giorni in cui l’Austria dava l’ultimatum e poi dichiarava guerra al suo Paese.

Due uomini ai vertici della difesa delle rispettive nazioni, che nel momento in cui c’è più bisogno di loro si trovano fuori ufficio. Crosetto, per fortuna, riesce a risolvere abbastanza velocemente il suo caso. Non può prendere il volo di rientro in patria da dove si trova, perché lo spazio aereo è stato chiuso al traffico, ma si sposta via terra in Oman, dove lo spazio aereo è ancora aperto. Da qui dovrebbe rientrare in queste ore in Italia con un aereo militare.

Più complicata invece la vicenda del generale Putnik. Come avevamo riferito in questo blog il 30 luglio 2014, non appena ha notizia dell’ultimatum l’alto ufficiale prende immediatamente il treno per fare ritorno in patria, ma a Budapest viene fermato dai servizi segreti asburgici e fatto scendere. La guerra non è ancora iniziata, ma Putnik viene già dichiarato “prigioniero di guerra”. L’esercito serbo si trova così privo del suo comandante supremo prima ancora di aver sparato un sol colpo.

La notizia viene comunicata all’imperatore Francesco Giuseppe, che reagisce in piena coerenza con il suo concetto un po’ fuori dal tempo di lealtà e onore militare: ordina l’immediata liberazione del generale serbo, che viene riportato a Belgrado con un treno speciale, perché da là possa impartire gli ordini all’esercito contro cui tra un paio di giorni si troverà a combattere quello austro-ungarico.

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