Martedì 19 Maggio 2026

Chiude lo storico caffè Central di Vienna, ma keep calm, non c’è ragione di allarmarsi. Chiude soltanto per pochi mesi, il tempo necessario per alcuni lavori di restauro, e già in autunno riaprirà i battenti. Restauro non significa ammodernamento, che per un caffè storico significherebbe la fine. Tutto resterà come prima, i lavori riguarderanno soltanto gli impianti elettrici, le cucine, il riscaldamento e qualcos’altro. Per un ambiente che ha 150 anni e passa di vita era il momento di fare il tagliando, ma mantenendo l’aspetto che ha sempre avuto, come assicura l’arch. Peter Klein, che seguirà i lavori. Del resto il caffè Central, come l’intero edificio di cui fa parte, progettato dall’arch. Heinrich Ferstel nel pieno dell’ubriacatura storicista di Vienna, è tutelato dalla Soprintendenza ai monumenti.

A Vienna i caffè storici sono tanti, ma solo al Central si fa la fila per entrarci. E, poiché nei caffè austriaci non si entra soltanto per bere in fretta un espresso e girare i tacchi, ma ci si “soggiorna” a lungo, magari anche leggendo uno dei giornali appesi alla tradizionale stecca di legno (la Zeitungsstab), per questo la fila al Central può durare ore.

Perché si è disposti a una simile tortura e non si ripiega piuttosto in un altro caffè meno affollato, come il vicino “Ungern und Klein”, sempre sulla Herrengasse, ai piedi del primo grattacielo di Vienna? Perché il Central non è soltanto un caffè storico, ma un caffè che trasuda storia. Suoi ospiti abituali, agli inizi del ‘900, furono personaggi come Sigmund Freud, Arthur Schnitzler, Hugo von Hofmanstahl, Leo Trotzki, Peter Altenberg. Tutti, tranne Trotzki, esponenti del Wiener Moderne (il Modernismo viennese) e, guarda caso, tutti ebrei.

Era ebrea gran parte dell’intelligenzia viennese dell’epoca. Tutte le epoche hanno un inizio e una fine, ma a segnare traumaticamente la fine di quella, di cui il Central custodisce ancora le atmosfere, contribuì in maniera decisiva il nazismo, ancor prima dell’Anschluss, determinando l’esilio se non addirittura lo sterminio di quel mondo, inconsapevole di quanto in tal modo l’Austria ne sarebbe rimasta orfana e ancor oggi impoverita.

Ma che sanno di Freud, Altenberg e del resto della brigata i turisti giapponesi, americani, un tempo anche russi in fila davanti al Central? Probabilmente nulla. Ma è proprio questa la magia di questo straordinario ambiente, capace di incantare anche chi non ne capisce la ragione.

__________________________

AUSTRIA VICINA è anche su Facebook. Clicca “mi piace” alla pagina

https://www.facebook.com/austriavicina