Il 2025 è un anno di anniversari “tondi” in Austria: nel 1945 la capitolazione del Reich e la fine dell’Anschluss alla Germania di Hitler; nel 1955 la riacquistata sovranità e l’uscita delle truppe alleate dal territorio austriaco; nel 1995 l’adesione all’Unione Europea. Ad essi aggiungiamo noi un quarto anniversario, che forse nessuno ricorda: la partecipazione di Alfred Gusenbauer (nella foto) al congresso dei Socialisti europei nel 2000.
Gusenbauer era appena stato eletto alla segreteria dell’Spö (Partito socialdemocratico austriaco), dove aveva preso il posto di Viktor Klima, dopo il suo fallito tentativo di formare un governo con l’Övp (Partito popolare). Quest’ultimo, risultato terzo alle elezioni dell’ottobre 1999, aveva preferito allearsi con l’estrema destra dell’Fpö di Jörg Haider (giunto al secondo posto), che gli aveva offerto in cambio la poltrona di cancelliere. Detto in altri termini, era diventato cancelliere Wolfgang Schüssel, del partito che aveva perso le elezioni, per consentire all’Fpö di andare al governo, facendo fuori l’Spö, che invece le elezioni le aveva vinte.
Dunque, lo sfortunato Klima si fa da parte e lascia la guida dell’Spö all’ambizioso Gusenbauer in un momento estremamente critico per l’Austria, al centro dell’attenzione internazionale, per la partecipazione al governo di un partito di estrema destra, con connotati neonazisti. L’Fpö, in realtà, aveva già governato con Bruno Kreisky, il leggendario cancelliere socialdemocratico, ma a quel tempo nel partito dell’estrema destra prevaleva l’ala liberale. L’arrivo di Haider, con le sue strizzatine d’occhio ai nostalgici del nazismo, aveva segnato una svolta in senso nazionalista (o nazionalsocialista).
Le reazioni del mondo sono molto vivaci. I 14 Paesi dell’Ue (ma non l’Ue in quanto tale) impongono bilateralmente sanzioni all’Austria, cui si associano anche altri Paesi non dell’Ue. Israele richiama il proprio ambasciatore. Vienna viene emarginata in tutti i vertici internazionali (a una riunione dei ministri degli Esteri, all’arrivo dell’austriaca Benita Ferrero-Waldner, tutti i colleghi abbandonano la sala). Il presidente del Portogallo diserta il Ballo dell’Opera, di cui doveva essere l’ospite d’onore.
In questo contesto si colloca la presenza di Gusenbauer al congresso dei Socialisti europei, dove lancia un grido di allarme per la democrazia e le libertà nel suo Paese, tra gli applausi dei compagni. Ma Gusenbauer sa bene che, in realtà, l’Austria non corre alcun pericolo. Può esserne convinto chi sta al di fuori dell’Austria e non ne conosce molto la storia recente, ma chi fa politica in Austria sa benissimo che Haider e il suo partito non rappresentano alcun pericolo, se non quello di metterne in discussione la “Sozialpartnerschaft” che per mezzo secolo aveva consentito a Spö e Övp di spartirsi tutti gli incarichi pubblici e tutti i posti di lavoro, dalle presidenze delle aziende di Stato alle assunzioni dei bidelli nelle scuole.
Perché tutto questo bel pippone? Perché il “grido di allarme” di Gusenbauer di 25 anni fa ricorda molto da vicino un altro grido di allarme, quello lanciato due giorni fa da Elly Schlein, segretaria del Pd, allo stesso uditorio dei socialisti europei. “La democrazia è a rischio – ha detto la nostra – la libertà di parola è a rischio quando l’estrema destra è al governo”. La presidente del consiglio Giorgia Meloni le ha replicato: “Siamo al puro delirio. Vergogna, Elly Schlein, che vai in giro per il mondo a diffondere falsità e gettare ombre inaccettabili sulla nazione”.
Si può essere molto critici nei confronti della destra al governo in Italia e di Giorgia Meloni, ma francamente pochi vedono all’orizzonte quel rischio per la democrazia e per la libertà di parola temuto dalla segretaria del Pd. A 25 anni dal congresso socialista in cui parlò Gusenbauer risulta evidente che le sue erano parole campate in aria. L’Austria era ed è rimasto un Paese democratico, in cui la libertà di parola è garantita a tutti, di ogni parte politica, e in cui il nazismo non ha preso il sopravvento. Anzi, di tanto in tanto vengono perseguiti e condannati i nostalgici di quel periodo buio della storia europea.
Per verificare se le recenti parole di Elly Schlein abbiano fondamento potremmo ritrovarci qui tra 25 anni. O, per restare con i piedi per terra, potranno farlo i lettori di questo blog, ma non l’autore che, data l’età avanzata, purtroppo non potrà più essere presente alla verifica.
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