La fine della monarchia asburgica fu più turbolenta del previsto. A guerra conclusa l’imperatore Carlo I d’Asburgo-Lorena sottoscrisse l’impegno a non occuparsi più degli affari di Stato della nuova minuscola Repubblica nata dalle ceneri dell’impero, ma non volle mai accettare l’abdicazione. A sobillarlo era soprattutto l’ambiziosa moglie Zita, secondo la quale la rinuncia al trono sarebbe stata inconcepibile, trattandosi di un “Gottesgnadentum”, un diritto divino dei re. Sono queste le ragioni per cui il primo governo repubblicano si vide costretto, con l’ausilio della casa reale britannica, a ottenere il trasferimento del deposto imperatore in Svizzera. Ma anche in quell’esilio dorato Carlo I (aizzato dalla moglie) non si diede per vinto e tentò ben due volte di riprendersi con la forza almeno la corona d’Ungheria (17 soldati persero la vita a causa sua in quella che stava per diventare una guerra civile). Fu per questa sua pericolosa irrequietudine che i Paesi dell’Intesa, alla fine, decisero di esiliare la famiglia imperiale nell’isola portoghese di Madeira.
In questo lasso di tempo l’ex imperatrice Zita, vero cervello della casa d’Asburgo, ebbe la previdente idea di mettere al sicuro nel caveau di una banca canadese i gioielli di famiglia che aveva portato con sé. E lì sono rimasti per oltre un secolo, perché la stessa Zita aveva disposto che di quel tesoro fosse data notizia soltanto 100 anni dopo la morte del marito Carlo, avvenuta nel 1922.
A rivelare l’esistenza di quei gioielli, che tutti ormai ritenevano scomparsi o rubati, è stato il nipote dell’ultimo imperatore, che anche lui si chiama Carlo (Carlo Asburgo Lorena, in tedesco Karl Habsburg-Lothringen). Ne ha parlato con il settimanale tedesco “Der Spiegel”. Si tratta di preziosi di grande valore storico, oltre che commerciale, basti pensare all’orologio di smeraldi che l’imperatrice Maria Teresa regalò alla figlia Maria Antonietta (quella ghigliottinata a Parigi, in Place de la Concorde). Il pezzo più prezioso è un diamante giallo di 137,2 carati, chiamato “Florentiner”. Lo aveva ricevuto Francesco Stefano di Lorena, futuro marito di Maria Teresia, quando, in cambio del Granducato di Lorena, gli era stato assegnato il Granducato di Toscana, “Florentiner” compreso.
Ma, ora che sappiamo che in un caveau canadese si trova un pezzo di storia dell’Austria, quel pezzo a chi appartiene? Il nipote dell’imperatore, Carlo Asburgo Lorena, naturalmente lo rivendica per sé e per la sua famiglia. Ma l’Austria non è dello stesso parere. Il vicecancelliere e ministro per la Cultura Andreas Babler (Spö), ha incaricato la Finanzprokuratur di effettuare una perizia, per verificare se lo Stato possa rivendicarne la proprietà. L’argomento in favore di questa tesi è che gli Asburgo dopo la fine della Prima guerra mondiale furono espropriati di tutte le loro proprietà e quindi anche dei gioielli trafugati in Canada.
Non tutti la pensano allo stesso modo. Lo storico Richard Besset, per esempio, è di parere contrario. In base alle sue ricerche vi sarebbero documenti che attestano che i gioielli erano di proprietà della famiglia e non della corona austriaca.
Carlo Asburgo-Lorena non vive di ricordi, fa l’imprenditore (è comproprietario di radio e tv in Olanda, nel Centro e nell’Est Europa ed è proprietario in Ucraina di radio Kraina Fm) e in passato è stato anche eurodeputato per l’Övp. Intervistato ieri sera nel telegiornale dell’Orf, si è detto d’accordo con il vicecancelliere Babler per l’istituzione di una commissione che decida a chi debbano andare i gioielli, a patto però che tale organo sia composto da esperti internazionali e non solo austriaci.
In attesa che il destino del tesoro imperiale sia stabilito, i gioielli dovrebbero essere esposti al pubblico in Canada.
NELLA FOTO, una parte dei gioielli che l’imperatrice Zita aveva messo al sicuro nel caveau di una banca canadese.
__________________________
AUSTRIA VICINA è anche su Facebook. Clicca “mi piace” alla pagina
https://www.facebook.com/austriavicina