Da un mese ormai è in corso il processo a carico di August Wöginger, personaggio di spicco del Partito popolare austriaco (Övp), accusato di aver esercitato pressioni affinché a un esponente del suo partito, sindaco di un piccolo Comune dell’Alta Austria, fosse affidata la direzione dell’Ufficio finanziario (corrisponde a una nostra sede dell’Agenzia delle Entrate) di Braunau. L’intervento in favore dell’”amico” aveva avuto successo. La commissione d’esame aveva affidato al sindaco “amico” l’incarico, anziché alla candidata concorrente, Christa Scharf, che peraltro alle prove aveva ottenuto il punteggio maggiore ed era risultata quindi meglio qualificata per quel posto.
La vicenda era divenuta di dominio pubblico nel febbraio del 2022, quando sul caso aveva indagato la Wirtschafts- und Korruptionsstaatsanwaltschaft (la Procura anticorruzione), giungendo a chiedere al Parlamento l’autorizzazione a procedere nei confronti di Wöginger, in quanto membro di quel Parlamento e addirittura capogruppo dell’Övp. Era seguito un processo, che aveva visto sul banco degli imputati Wöginger e due alti funzionari del Ministero delle Finanze, Siegfried M. ed Herbert B. (quelli che avevano assegnato la direzione di Braunau all’”amico sindaco”), ma nessuna sentenza, né di condanna, né di assoluzione.
In quella sede i legali degli imputati avevano chiesto una “Diversion”. Si tratta di un istituto del diritto processuale penale austriaco, che non esiste in quello italiano, che consente di evitare il processo e la condanna per i reati minori; agli imputati viene inflitta soltanto una lieve pena pecuniaria e il loro nome non compare nel casellario penale. Wöginger se l’era cavata con una sanzione di 44.000 euro, gli altri due rispettivamente di 17.000 e 22.000 euro. La Procura anticorruzione non aveva avuto nulla da eccepire e la vicenda giudiziaria sembrava finita lì.
Così però non è stato. A sorpresa è intervenuta la Procura generale, che ha ritenuto che una vicenda del genere fosse troppo grave per essere risolta con una “Diversion”. L’abuso commesso dall’alto esponente politico e dai suoi complici del Ministero delle Finanze aveva causato non solo un danno economico rilevante alla vittima Scharf, privata di un ruolo e di uno stipendio a cui avrebbe avuto diritto, ma anche un danno d’immagine alle istituzioni pubbliche, consolidando il sospetto già molto diffuso che vi siano cittadini di serie A e di serie B e che il potere politico possa decidere a piacimento il loro destino. La Procura generale ha trasmesso gli atti alla Procura di Stato di Linz, capoluogo dell’Alta Austria, ordinando di ricorrere contro il provvedimento di “Diversion” e di riconvocare sul banco degli imputati Wöginger e complici.
Siamo giunti così al nuovo processo, in corso ormai da un mese e destinato a durare fino ad aprile, visto il numero dei testi da interrogare. Ieri è stato il turno del teste chiave dell’intera faccenda e per questo ne riferiamo qui oggi. Si tratta di quel Thomas Schmidt, già segretario generale al Ministero delle Finanze, a cui Wöginger si era rivolto per far avere la direzione di Braunau all’”amico sindaco”. I due si erano incontrati un paio di volte e poi si erano scambiati messaggi in whatsapp, per aggiornarsi sulle azioni messe in atto per far avere il posto all’Ufficio finanziario all’uomo del partito. Nessuno ne avrebbe avuto notizia, se Schmidt per altre ragioni, di cui abbiamo ampiamente riferito in questo blog, non fosse finito in un’inchiesta della Procura anticorruzione, che gli aveva sequestrato il cellulare e controllato tutte le sue chat, comprese quelle con Wöginger.
Nel processo in corso Wöginger ha sempre negato di aver esercitato pressioni su Schmidt. Ha ammesso soltanto che in una “Sprechstunde” (l’ora di colloquio che i deputati dedicano ai loro elettori, per raccogliere istanze e opinioni) il sindaco “amico” aveva chiesto il suo appoggio per ottenere il posto di direttore a Braunau e che lui si era limitato a trasmettere questa istanza al Ministero competente, tramite il suo segretario generale, per vedere se si poteva fare qualcosa.
Versione totalmente contraddetta da Schmidt. Wöginger – ha dichiarato ieri il teste – era “un membro del Parlamento incredibilmente importante”. Contava persino più dello stesso ministro delle Finanze, Hans Jörg Schelling, di cui Schmidt era il segretario generale. La sua non poteva essere considerata una normale richiesta a cui “dare un’occhiata” per poi passarla agli uffici, dove sarebbe stata probabilmente cestinata. Quella di Wöginger rientrava in una categoria diversa, che non si poteva ignorare. Il capogruppo dell’Övp in Parlamento era intervenuto con insistenza e per questo Schmidt si era visto costretto a intervenire. “Lui lo voleva”, ha dichiarato, alludendo all’imputato.
L’escussione dei testi proseguirà ancora per cinque udienze. La sentenza è attesa in quella del 21 aprile.
NELLE FOTO, il capogruppo al Parlamento dell’Övp August Wöginger (foto Roland Schlager) e il teste chiave Thomas Schmidt, già segretario generale al Ministero delle Finanze (foto Florian Reisinger).
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