In un mondo sempre più piccolo, anche Vienna si è ritrovata ad essere, suo malgrado, luogo di incontri e di intrighi di Jeffrey Epstein (nella foto), il finanziere pedofilo morto suicida in carcere nel 2019. Il criminale americano, che ha lasciato “in eredità” 3 milioni e mezzo di files capaci di mettere nei guai il gotha politico, economico e aristocratico di mezzo mondo, aveva aperto a Vienna una sede dell’International peace institute (Ipi) di New York, ricevendo il supporto del Ministero degli Esteri austriaco. Lo aveva fatto insieme con il diplomatico norvegese Terje Rod Larsen, suo caro amico e socio in affari. L’Ipi, secondo le intenzioni del duo, sarebbe dovuto diventare un’organizzazione internazionale, con i relativi privilegi (dall’immunità diplomatica all’esenzione fiscale per il personale).
La vicenda è venuta alla luce grazie a un’inchiesta dell’Orf, l’emittente radiotelevisiva pubblica austriaca, che ha attinto a piene mani ai files di Epstein. L’istituto di cui parliamo opera a fianco dell’Onu per promuovere la pace, ma al nostro uomo e al suo sodale norvegese interessavano di più gli affari.
Ufficialmente Epstein aveva pochi legami con l’Ipi. Il fulcro vero dell’operazione era Rod Larsen, dal 2005 presidente dell’Ipi negli Usa. Ma era stato Epstein a venire in visita a Vienna, alla fine del 2011, per acquistare un palazzo per la sua nuova creatura. Ne aveva visitati due, molto prestigiosi, nel cuore della capitale: Palais Batthyany e Palais Schottenring.
Non sembra che l’Ipi viennese avesse contribuito molto alla pace nel mondo, ma non vi sono nemmeno elementi per sostenere che Epstein se ne fosse servito per il suo infame traffico di minorenni. Soltanto qualche indizio. Per esempio, quando il Ministero degli Esteri norvegese, uno dei principali finanziatori dell’istituto, ricevette informazioni secondo cui le stagiste venivano selezionate principalmente in base al loro aspetto fisico. Le loro foto venivano inviate a Epstein, che faceva la selezione. Alcune email del dossier suggeriscono che il finanziere americano avrebbe ottenuto l’impiego all’Ipi di Vienna di una donna, pagando personalmente parte del suo stipendio.
In che misura il governo austriaco fu coinvolto nell’Ipi di Rod Larsen ed Epstein? L’inchiesta dell’Orf fa capire che il coinvolgimento fu notevole, al punto che l’Austria era pronta a diventare membro fondatore dell’istituzione, con tutto ciò che comporta. A ottobre 2011 l’Austria e l’Ipi raggiunsero un accordo e nel dicembre successivo fu inviata una nota a Jeffrey Epstein in merito alla futura struttura della filiale di Vienna. Ma, dopo un incontro con gli ambasciatori di altri Paesi europei, che inizialmente si erano impegnati a sostenere l’Ipi, il piano fu temporaneamente abbandonato.
Negli anni successivi il personale dell’Ipi lascerà gradualmente la sede viennese, in seguito a controversie interne, e nel 2020, quando ormai Epstein si era impiccato in carcere, l’istituto sarà definitivamente chiuso. Poco prima Rod Larsen era stato rimosso dalla carica di presidente dell’Ipi di New York, perché i suoi primi legami con Epstein erano diventati pubblici. L’agenzia anticorruzione norvegese sta ora indagando su di lui e sulla moglie.
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