Il problema dei sovranisti è insito nella stessa definizione che hanno dato di sé stessi o che altri hanno dato loro. In quanto sovranisti, sono sostenitori della sovranità nazionale, contrapponendosi alle ideologie globaliste. Difendono gli interessi in casa propria, incuranti di quelli degli altri. Di conseguenza i vari Salvini, Orban, Le Pen potranno abbracciarsi quanto vogliono nei raduni che di tanto in tanto organizzano in Europa (l’ultimo, quello di Pontida, dove la Lega era la padrona di casa). Potranno anche sedere fianco a fianco nel gruppo dei “patrioti” all’Europarlamento. Ma quando poi inciamperanno in qualche problema, ogni “patriota” farà gli affari suoi, nell’esclusivo interesse della propria patria.

Un esempio eclatante di ciò che stiamo dicendo ci viene offerto in questi giorni da Viktor Orban, premier sovranista dell’Ungheria, che non ne vuol sapere dei migranti. Non solo non è disposto ad accoglierne dagli altri Paesi, in nome della solidarietà europea, ma punta ad azzerare la loro presenza sul suolo magiaro (nel 2023 era aumentata del 2,35%). E allora che cosa fa? Non li porta in Albania, come l’Italia, ma a Vitnyed, al confine con l’Austria, dove intende realizzare un centro di permanenza per i migranti in attesa di espulsione.
Vitnyed si trova a due passi dal confine, all’altezza del valico di Deutschkreutz. Di là della frontiera c’è il mandamento austriaco di Oberpullendorf, nel Burgenland. A Vitnyed c’è una scuola lattiero-casearia di proprietà dello Stato, in disuso da 10 anni. In questi giorni sono state svuotate le aule e la palestra, in vista dei nuovi ospiti. Tutto intorno si sta montando una recinzione alta tre metri. Il luogo è vigilato giorno e notte dalla polizia.
Perché la scelta è caduta su Vitnyed e non su un’altra località più vicina alla frontiera meridionale, da cui entrano i migranti? La risposta è intuibile, ma l’ha resa in qualche modo più esplicita il governatore del Burgenland, Hans Peter Doskozil, dell’Spö (Partito socialdemocratico). “Se la notizia sarà confermata – ha dichiarato – dalla localizzazione si può dedurre che si voglia rendere possibile un trasferimento in grande stile di migranti in Austria, attraverso il confine verde. Ciò equivarrebbe a un traffico di uomini organizzato dallo Stato”. In altre parole, Doskozil accusa Orban di aver scelto Vitnyed, perché spera così che i migranti evadano dalla latteria trasformata in luogo di detenzione e tentino la fuga in Austria.
“Il Burgenland si opporrà a un simile progetto – ha soggiunto il governatore – con tutti i mezzi legali e politici. Se l’Ungheria dovesse insistere nel suo proposito, l’Austria dovrebbe reagire con una rigorosa vigilanza al confine. Mi attendo dal cancelliere Karl Nehammer e dal ministro degli Interni Gerhard Karner un rapido e chiaro intervento sulla questione. Non è possibile che il premier ungherese Orban scarichi su altri Stati i suoi problemi di immigrazione. L’Austria non può essere presa per il naso, anche se Orban, Nehammer e Karner politicamente se la intendano molto bene. Sono ansioso di conoscere come si comporteranno ora Herbert Kickl, grande simpatizzante di Orban, e il suo Fpö”.
Le ultime parole ci aiutano a comprendere la contraddizione insita nell’autodefinizione di sovranisti. Uniti in Europa e ai raduni di Pontida, per poi fare ciascuno i propri interessi su temi divisivi come quello dell’immigrazione. Orban e Kickl sono amiconi e lo hanno dimostrato anche nell’incontro di Vienna di qualche giorno fa. Ma siccome Orban, come Kickl, è un sovranista, non ha alcuna remora ad allestire un campo per migranti a ridosso del confine austriaco, per scaricare sull’Austria dell’amicone Kickl gli stranieri che lui non vuole.
NELLA FOTO, una pattuglia militare austriaca al confine con l’Ungheria.
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