Giovedì 20 Giugno 2024

21.11.19 Terapia intensiva ospedale StiriaIl lock-down austriaco per non vaccinati è fallito già al quarto giorno. Il modello a cui anche dall’Italia molti avevano guardato con interesse – perché premiava chi aveva fatto il proprio dovere, vaccinandosi, lasciando che le restrizioni colpissero soltanto i no-vax – non ha funzionato come si sperava e la situazione è rapidamente precipitata.

Ieri il numero di nuove infezioni ha superato quota 14.000, una soglia mai raggiunta in Austria dall’inizio della pandemia. L’incidenza per 100.000 abitanti è salita a 990 (in Italia è 98,6), ma nei Länder più colpiti, il Salisburghese e l’Alta Austria, varia da 1.600 a 1.700.

Tuttavia è l’affollamento nelle terapie intensive che allarma di più. Ieri vi erano ricoverate 498 persone (dato rilevato alle 9.30). Significa il 24,9% dei posti disponibili e, dato l’aumento dei contagi che fanno prevedere nei prossimi giorni un aumento significativo dei ricoveri, si dà ormai per scontato che presto sarà raggiunto il tetto massimo del 30%, oltre il quale il sistema potrebbe collassare.

Quanto sia drammatica la situazione lo dimostra la decisione della holding ospedaliera del Salisburghese, che lunedì ha costituito una commissione di sei esperti, cinque medici e un giurista, per decidere, quando verrà il momento in cui nelle terapie intensive non ci sarà più posto, chi curare e chi lasciar morire. Non sarà una scelta facile e soprattutto non solleverà da questa scelta il personale ospedaliero, già sottoposto a forte stress. Che faranno medici e infermieri, se alle 2 di notte arriveranno in terapia intensiva più pazienti, anche non Covid, e dovranno decidere a chi dare la precedenza, senza che ci sia il tempo di consultare la commissione?

Negli ospedali dell’Alta Austria e del Salisburghese vi sono scene che richiamano alla memoria quelle di Bergamo dello scorso anno. In un ospedale di Linz, nella notte tra lunedì e martedì, sono decedute tante persone per Covid, che le salme sono state “parcheggiate” nei corridoi, perché nelle celle mortuarie non c’era più posto. Situazioni del genere mettono a dura prova il personale anche sul piano emotivo. Un’infermiera ha dichiarato all’agenzia Apa: “Nessuno fuori di qui può immaginare che cosa significhi per noi veder morire queste persone. I morti per Covid vengono infilati nudi in un sacco di plastica sotto vuoto, si tira la zip e ciao. I familiari non possono nemmeno vederli”.

Per decidere come affrontare l’emergenza si terrà oggi un vertice a cui parteciperanno i governatori di tutti i Länder (mancherà quello del Vorarlberg, Markus Wallner, colpito anche lui dal virus). Per il governo saranno presenti il cancelliere Alexander Schallenberg, il ministro della Salute Wolfgang Mückstein e forse qualche altro ministro. Fino all’ultimo era in dubbio la presenza di Mückstein, esponente dei Verdi, perché in collisione di rotta con il cancelliere, espressione dell’Övp e restio a prendere le misure drastiche (lock-down per tutti, coprifuoco notturno, divieto di manifestazioni ecc.) che il ministro della Salute avrebbe voluto, seguendo i suggerimenti del mondo scientifico. La gravità della situazione deve aver convinto entrambi della necessità di far pace e trovare insieme una soluzione.

Quasi certamente oggi sarà deciso un lock-down rigoroso sull’intero territorio nazionale. Ma, se anche così non fosse, i governatori del Salisburghese, Wilfried Haslauer, e dell’Alta Austria, Thomas Stelzer, entrambi dell’Övp, hanno fatto sapere già ieri pomeriggio che nei loro Länder il lock-down si farà da lunedì comunque, “perché tutte le misure che abbiamo finora deciso non sono bastate”. Tutte le attività non necessarie alla vita di ogni giorno saranno chiuse: commercio, gastronomia, hotel, tempo libero. Non hanno indicato una scadenza, ma pare probabile che si arriverà fino a Natale. Addio mercatini dell’Avvento, dunque, addio prime uscite sulle piste di sci, addio turisti di fine anno (le cui disdette stanno piovendo ormai da giorni).

La situazione in Austria si riflette anche sulle relazioni transfrontaliere. Da lunedì le persone non vaccinate in ingresso dall’Italia dovranno presentare alla frontiera un tampone molecolare (Pcr) negativo. Non sarà concesso l’ingresso alle persone che presenteranno un test antigenico e sugli anti-corpi. Eventuali deroghe sono previste per pendolari (per motivi di lavoro, scuola, visita al coniuge o altri motivi familiari), che potranno essere ammessi presentando l’attestato di vaccinazione, di guarigione entro i sei mesi o un tampone negativo Pcr o antigenico. I tamponi antigenici saranno validi non più per 48 ore, bensì per 24, mentre la validità dei Pcr sarà ridotta da 7 giorni a 72 ore.

La situazione è in costante evoluzione, per cui anche i requisiti per entrare in Austria dall’estero potrebbero rapidamente cambiare. Chi dovesse mettersi in viaggio, pertanto, dovrebbe prima consultare il sito dell’Ambasciata d’Italia a Vienna, dove troverà le disposizioni aggiornate per entrare in Austria, spiegate con chiarezza.

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