
Le ricorrenze dei Santi e dei Defunti ci fanno ricordare che 150 anni fa, proprio in questi giorni, fu inaugurato il “Zentralfriedhof”, il Cimitero centrale di Vienna, diventato nel corso di un secolo e mezzo uno dei tre cimiteri più grandi al mondo. Su una superficie di 2,5 chilometri quadrati riposano oltre tre milioni di defunti. Una “città dei morti” più popolata della capitale e più verde, per la presenza di chilometri e chilometri di viali alberati. Querce, aceri, tigli, siepi di ogni genere fanno del Zentralfriedhof non solo un luogo di devozione per i defunti, ma anche una meta turistica sempre più frequentata e un ambiente per il tempo libero, dove si può andare a passeggio o addirittura a fare jogging. Dove ci si può imbattere in lepri, fagiani, volpi, caprioli, scoiattoli e, di recente, anche in criceti. Qui, nel 1949, furono girate le prime e le ultime scene del celebre film “Il terzo uomo”.
Oggi il Cimitero centrale è un luogo amato dai viennesi, ma non lo fu affatto alla sua nascita. La sua architettura innovativa appariva indecorosa a cittadini tradizionalisti, che avrebbero preferito qualcosa di barocco o quanto meno storicista, come i palazzi che in quegli anni stavano sorgendo come funghi lungo il Ring. Ma soprattutto era la distanza dal centro a suscitare le maggiori proteste. Oggi con il tram 71 ci si arriva in meno di mezz’ora. Ma nel 1874 il tram non esisteva ancora e con le strade e i mezzi di allora il viaggio poteva durare più di un’ora. Un problema per i parenti del caro estinto, ma anche per gli addetti alle onoranze funebri.
L’ipotesi di costruire una nuova linea tramviaria in funzione del Zentralfriedhof non fu nemmeno presa in considerazione. Troppo costosa per una città travolta l’anno prima da una incredibile serie di disgrazie, dal crollo della Borsa a un’epidemia di colera. E proprio mentre era in corso un’Esposizione universale, che avrebbe dovuto consacrarla metropoli europea.
Il problema rimarrà irrisolto fino al 1918, quando saranno posati i binari della linea 71 della rete tramviaria, che, accanto alle carrozze normali per i passeggeri, metteva a disposizione anche un “tram funebre”, per il trasporto del feretro. Da allora a Vienna si usa dire “lui/lei hanno preso il 71”, per alludere al fatto che qualcuno o qualcuna sono passati a miglior vita.
Ma perché 150 anni fa Vienna avvertì la necessità di disporre di un cimitero di tali dimensioni al di fuori del centro urbano? A metà del 19. secolo la capitale dell’impero era in rapida crescita. L’eliminazione delle mura, che fino ad allora avevano racchiuso quello che oggi è il primo distretto, avevano segnato una vorticosa espansione edilizia. Non soltanto erano sorti i palazzi sul Ring, in luogo delle mura, ma era stata urbanizzata anche la fascia esterna alla città, fino ad allora rimasta campagna. Vienna richiamava cittadini da tutte le regioni del suo vasto impero e si avviava a diventare una città di 4 milioni di abitanti (oggi ne ha 2 milioni), per i quali i cinque cimiteri comunali esistenti, più quello evangelico e quello ebraico nel nono distretto, apparivano insufficienti.
La decisione di creare un nuovo cimitero centrale non era nata all’improvviso, ma dopo anni di discussioni, che avevano riguardato le dimensioni, la raggiungibilità, la natura del terreno. Una scelta che si fece allora – e che per l’epoca apparve rivoluzionaria – fu il suo carattere interconfessionale.
Quando si seppe che il settore occidentale del Zentralfriedhof sarebbe stato destinato alla comunità israelitica, i gruppi cattolici più reazionari minacciarono una manifestazione di protesta proprio nel giorno dell’inaugurazione. Per quietare i sentimenti antisemiti dei cattolici viennesi fu necessario organizzare in fretta e furia una celebrazione religiosa cattolica prima della solenne inaugurazione, che poté così aver luogo senza incidenti il 1. novembre 1874.
Se, alla sua origine, il Zentralfriedhof non fu accolto bene dai viennesi, questo atteggiamento cambiò gradualmente nel corso degli anni. Vi contribuì, certamente, la decisione presa nel 1881 dal consiglio comunale di realizzare un settore monumentale destinato ai “grandi viennesi”. Per dar corso alla delibera si provvide addirittura a riesumare i feretri di molte personalità – tra queste Ludwig van Beethoven e Franz Schubert – per traslarle nel nuovo cimitero. Nel baricentro dell’area cimiteriale fu eretta nel 1911 l’imponente “Luegerkirche”, dal nome del sindaco Karl Lueger (poi rinominata Chiesa di San Carlo, sembrando sconveniente il nome di un borgomastro noto per il suo antisemitismo).
Ormai tra i viennesi e il loro cimitero centrale è da tempo pace fatta. Tanto che Wolfgang Ambros, uno dei più celebri compositori rock dell’Austria, nel 1974 poteva cantare “Viva il Zentralfriedhof”. Il brano, che unisce malinconia a humor, è diventato da allora l’inno dell’Austropop.
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Pochi lo sanno, ma uno dei settori del cimitero è dedicato a 500 caduti italiani della Prima guerra mondiale. Non sono soldati morti sui campi di battaglia, ma mentre erano prigionieri e impiegati in lavori ferroviari a Vienna. Ne avevamo riferito il 25 agosto 2016.
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