Martedì 16 Dicembre 2025

La Procura di Milano sta indagando contro ignoti per omicidio volontario plurimo aggravato da motivi abietti, dopo un esposto presentato dallo scrittore Ezio Gavazzeni, che ha raccolto materiale e testimonianze su persone che negli anni ’90 avrebbero partecipato a “safari umani” nei Balcani. Approfittando della guerra in corso, avrebbero pagato per poter partecipare a battute di caccia, in cui le prede però non erano orsi e cinghiali, ma vecchi, donne e bambini. Il “servizio” veniva offerto a ricchi europei in cerca di emozioni forti. Venivano prelevati in elicottero e trasportati sulle alture che circondano Sarajevo, chiusa nell’assedio dei serbo-bosniaci. Da lì potevano dare inizio alla loro caccia, senza timore di rimanerne essi stessi vittime. Secondo l’esposto di Gavazzeni, tra i “cacciatori” di uomini vi sarebbero almeno cinque italiani di Torino, Milano e Trieste.

L’esposto porta la data del 28 gennaio, ma solo da pochi giorni si è avuta notizia dell’inchiesta della magistratura milanese. Lo choc è stato grande. Ci si è chiesti come l’umanità sia potuta precipitare in un simile abisso di crudeltà e ferocia, senza precedenti nella storia. In realtà i precedenti ci sono, anche nella civile Europa, e non occorre andare troppo indietro nel tempo. Un simile episodio di barbarie accadde in Austria 80 anni fa.

È la domenica delle Palme del 1945 e si fa festa nel castello di Rechnitz, al confine con l’Ungheria. Ospite è la contessa Margit Batthyány, nata Thyssen-Bornemisza, che ha messo il suo maniero a disposizione dei gerarchi nazisti. La guerra è ormai all’epilogo e in lontananza si sente il rombo delle artiglierie dall’Armata rossa, che sta per porre fine al Reich millenario. La festa di Rechnitz si conclude anch’essa con un “safari”. Ma le prede non sono animali selvatici del Burgenland.

Agli ospiti di casa Batthyány vengono offerti come bersaglio ebrei ungheresi, impiegati nei dintorni nell’inutile allestimento di un “vallo sud-orientale”, che avrebbe dovuto fermare i russi. Questa umanità dolente viene prelevata dai lager e portata con dei camion a Kreuzstadl, non lontano dal castello. Viene spogliata e allineata sul ciglio di una fossa che altri hanno scavato. Arrivano gli ospiti del castello di Rechnitz, puntano i fucili e fanno fuoco contro quello schieramento umano, ignudo e inerme. Alcuni cadono subito trafitti dai proiettili, altri vengono finiti a bastonate. Alla fine dell’orgia nella fossa si contano 180 cadaveri.

Rechnitz è un capitolo poco noto della storia del nazismo, dove l’assassinio diventa divertimento. Ne avevamo riferito il 31 marzo 2012 e a quell’articolo rinviamo oggi nell’apprendere increduli del più recente “safari” di Sarajevo, turbati nel dover constatare che la barbarie è sempre in agguato e che la storia non ha insegnato nulla.

NELLA FOTO, Margit Thyssen con il marito Ivan von Batthyány e il padre Heinrich, all’hotel Palace di Davos, durante la Seconda guerra mondiale.

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