Domenica 11 Ottobre 2026

Otto Waalkes è uno dei comici più famosi del mondo germanofono. E lo è da parecchio tempo. Generazioni hanno riso dei suoi giochi di parole e delle sue parodie. I suoi film, le sue apparizioni televisive, le sue canzoni e i suoi versi sono parte integrante della cultura pop. Le sue ambizioni artistiche sono meno note. Come pittore, fa passeggiare il suo personaggio di culto, l’Ottifant, attraverso la storia dell’arte. Durante il periodo trascorso in una comune di artisti con Udo Lindenberg, Marius Müller-Westernhagen e altri, Otto ha studiato all’Università di belle arti di Amburgo.

L’Albertina e la sua collezione lo hanno sempre affascinato. In occasione del 250. anniversario della sua fondazione, il museo lo ha invitato a rivedere e commentare alcuni capolavori della collezione di arti grafiche, naturalmente non senza una buona dose di arguzia. Con un intervento nelle sale di rappresentanza degli Asburgo, Otto Waalkes si imbatte in celebri capolavori dell’Albertina e instaura con essi un dialogo anticonvenzionale, di stampo frisone. L’appropriazione parodistica diventa così la forma più onesta di omaggio.

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Sono una dozzina i capolavori dell’Albertina reinterpretati da Otto Waalkes. Uno di questi è “La grande zolla”, considerato, accanto al Leprotto, uno dei capolavori degli studi realistici della natura realizzati da Dürer. Waalkes vi si è ispirato, realizzando il suo “Taglio finale”, quasi a voler dire che il nemico della natura si nasconde ovunque: in questo caso è un apparentemente innocuo giardiniere, cui Waalkes ha dato le forme del suo Ottifant, che rasa il prato.

Tra gli altri grandi dell’Albertina reinterpretati da Waalkes figurano Pieter Bruegel il Vecchio, Gustav Klimt, Egon Schiele, Paul Klee.

La mostra allestita dal museo dell’Albertina, “Otto incontra l’Albertina”, potrà essere visitata ogni giorno fino al 10 gennaio.

[Contributo del Museo dell’Albertina]

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