Giovedì 22 Febbraio 2024

20.05.01 Ord, Zib2, Rudolf Anschober Armin WolfL’articolo di ieri ha raccolto molti commenti e anche alcune critiche, utili perché aiutano a riflettere. Di solito non rispondo a chi critica, perché preferisco che la discussione sia libera, senza che l’autore abbia il privilegio dell’ultima parola. Lo faccio soltanto quando mi si segnalano errori, per ringraziare e correggere. Oppure quando si sostiene che siano state date notizie non vere, perché ne va della credibilità, che per un giornalista è la sola cosa che conti.

L’articolo di ieri si intitolava: Da domani cessano gli “arresti domiciliari” per Coronavirus. Quelle parole, “arresti domiciliari”, hanno suscitato scandalo. “Mai fatti gli arresti che dite voi”, ha scritto un lettore, che evidentemente non aveva trovato il tempo per leggere l’articolo, ma invece lo aveva trovato per commentarlo. Nel testo, in effetti, si spiega fin dall’inizio che dal 1. maggio, cioè da oggi, cessano in Austria le limitazioni alla mobilità (qui la chiamano “Ausgangsbeschränkung”, limitazione alle uscite), ma che gli austriaci anche prima di oggi avevano avuto ampia libertà di muoversi e non avevano “mai subito vere e proprie limitazioni”.

La formula “arresti domiciliari” era una sintesi necessaria in un titolo. Le virgolette erano lì apposta per far capire che si trattava di una iperbole, da non prendere alla lettera. Alcuni lettori, tuttavia, hanno giudicato quelle parole “fuorvianti” o “inappropriate”. Posso essere d’accordo. E un altro ha ammonito: “Suvvia, un po’ di serietà”, catalogandomi subito come un “classico giornaletto di regime”. Ne prendo atto.

Ma, se anche prima di oggi ci si poteva muovere liberamente in tutta l’Austria (molti lettori hanno portato le loro testimonianze in proposito), in che cosa consiste la novità in vigore da oggi? Che cosa è cambiato rispetto ai giorni scorsi? Prima di scrivere il blog di ieri avevo cercato di fare chiarezza con un collega austriaco, che però non mi era stato di grande aiuto. Anche lui, infatti, non aveva incontrato ostacoli nel muoversi in auto o a piedi, pur sapendo che l’ordinanza del ministro della Sanità avrebbe consentito una simile libertà soltanto in 4 o 5 casi ben determinati. Ma sua nonna, mi aveva spiegato, era rimasta chiusa in casa per sei settimane e così avevano fatto molte altre persone di sua conoscenza.

Qual era la ragione di questa doppia interpretazione del provvedimento restrittivo? È una domanda che si è posto anche Armin Wolf, anchorman di Zib2, il telegiornale dell’Orf delle 22. Nell’edizione di giovedì ha letteralmente tartassato il ministro della Salute, Rudolf Anschober, per farsi spiegare questa incongruenza. “Signor ministro – ha chiesto il giornalista – per sei settimane il governo ci ha spiegato che potevamo uscire di casa soltanto per le famose quattro ragioni: per lavoro, per dare assistenza, per fare acquisti e per andare a passeggio. Ma questo non c’è nella sua ordinanza. Lei ha tratto in inganno la popolazione per sei settimane, dice l’opposizione. Perché?”.

Dal seguito dell’intervista, che dura 12 minuti, si evince che nell’ordinanza ministeriale non c’era alcun divieto a uscire di casa (salvo, ovviamente, l’obbligo di rispettare le distanze), ragion per cui la polizia non aveva mai potuto sanzionare tutta la gente a spasso. Ma nelle conferenze stampa con il cancelliere e con gli altri ministri si era sempre fatto credere che quel divieto ci fosse. E in questo modo molti austriaci, compresa la nonna del mio collega, erano stati “tratti in inganno per sei settimane”. Chi vuole ascoltare l’intera intervista, la può trovare qui, al minuto 9.43 (conviene farlo subito, perché l’Orf consente la visione solo per sei giorni e poi cancella il video).

Per convincere la gente a restare a casa, anche in assenza di sanzioni, avevamo scritto ieri che il governo aveva adottato la strategia della paura. Anche queste valutazioni erano state censurate da una lettrice, che le ha definite “illazioni belle e buone”. “Il governo austriaco – ha scritto – non ha mai ‘spaventato i cittadini’ suvvia. Al contrario, il governo si è prodigato a informare tanto e con la massima sobrietà. Senza allarmismi, ma sempre con grande senso di responsabilità”.

Purtroppo quelle che la lettrice chiama “illazioni” sono invece fatti documentati, di cui possiamo riferire solo ora, perché solo ora disponiamo del verbale della seduta dell’unità di crisi tenutasi il 12 marzo. In quella sede il cancelliere Sebastian Kurz si era rammaricato che la gente non fosse ancora sufficientemente preoccupata per la situazione. Per questo – si apprende dal verbale – bisognava far sì che le persone avessero paura del contagio e temessero per la vita dei loro genitori o dei loro nonni. In seguito, quando queste valutazioni erano diventate di dominio pubblico, si era cercato di correre ai ripari. Un portavoce di Kurz aveva parlato inizialmente di un falso, per poi relativizzare le sue parole: il cancelliere non avrebbe detto che bisognava spaventare la gente, ma che “aveva comprensione per il timore di rimanere infettati” dei cittadini.

Sta di fatto che nei giorni successivi aveva adottato proprio la strategia della paura. Tre delle sue dichiarazioni erano diventate titoli di giornale: 1) aveva detto che in Austria c’è “la quiete che precede la tempesta”; 2) che tutti dovranno abituarsi a veder morire qualcuno nella cerchia delle proprie conoscenze; 3) che se non si fa nulla si rischia di superare i 100.000 decessi, un numero davvero spropositato, ove si consideri che in Svezia, che ha poco più degli abitanti dell’Austria e dove effettivamente non si è fatto nulla, fino a ieri i decessi erano soltanto 2.586.

Non so se di fronte a dichiarazioni del genere si possa parlare di allarmismo. So che così le hanno giudicate i giornali austriaci (e non solo austriaci). Hans Rauscher, fondista del quotidiano “Der Standard”, in un suo articolo comparso mercoledì, ha titolato “Die Angstmacher”, ovvero “gli allarmisti”, al plurale, perché si riferiva a Kurz, appunto, e ai Verdi, alleati di governo, stupendosi che anche gli esponenti del partito ambientalista avessero finito per “rubacchiare nel manuale di Kurz per influenzare le masse”. Rauscher menziona anche il giornale satirico “dietagespresse.com”, che aveva scritto, ovviamente inventando: “Il cancelliere Sebastian Kurz pensa di cambiare nome al virus da Corona ad Ahmed, perché gli austriaci ne abbiano più paura”.

Anche la Taz di Berlino la pensa allo stesso modo: “Si può discutere se la mentalità da sudditi assimilata in 700 anni di signoria asburgica, la ragionevolezza, la disciplina o l’intimidazione causata dalle parole allarmistiche del cancelliere abbiano contribuito al contenimento del Coronavirus. Il verbale divenuto recentemente noto di una seduta dell’unità di crisi di marzo rivela che il cancelliere ha evidentemente puntato sull’intimidazione. A prescindere da come la si voglia giudicare, questa tattica ha funzionato”.

Ha funzionato tanto bene che la gran parte della gente è rimasta a casa o si è mossa lo stretto necessario, senza che un provvedimento del governo la obbligasse a farlo. Anche la nonna del mio collega austriaco si è chiusa nel suo appartamento per sei settimane. Ma, come scrive la Taz, ha funzionato: gli austriaci affetti da Coronavirus era ieri 1.961, di cui 502 ricoverati in ospedale e 128 in terapia intensiva; 584 i decessi. In Carinzia ieri si contavano soltanto 17 persone infette e già da alcuni giorni nessun nuovo contagio. Il numero dei decessi è rimasto invariato a 12. Sono numeri che in Italia ci possiamo soltanto sognare. Nella sola provincia di Udine i decessi ieri erano saliti a 71.

 

NELLA FOTO, l’intervista al ministro della Salute, Rudolf Anschober, andata in onda martedì sera. Si vede Anschober davanti all’ingresso del sui ministero e il giornalista Armin Wolf dallo studio dell’Orf.

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