Ci sono strategie nel giornalismo d’inchiesta britannico, che potremmo definire “dell’agente provocatore”. Non si va a scovare i politici corrotti, ma si tende una rete per pescare quelli che potrebbero farsi corrompere. Il caso più recente è di due giorni fa. La tv privata Channel 4 ha spedito due suoi giornalisti, che si dovevano spacciare per uomini di affari americani, a convincere due stretti collaboratori di Nigel Farage ad accettare finanziamenti illegali. Hanno teso la rete e i due esponenti della destra sovranista britannica ci sono cascati. Al punto che lo stesso Farage è poi andato a pranzo con i sedicenti businessmen americani.
Channel 4 ha teso la trappola alla vigilia del congresso di Reform Uk, il partito di Farage, che si tiene in questi giorni a Birmingham, e fa venire in mente un caso analogo di una quindicina di anni fa, che aveva coinvolto l’ex ministro degli Interni Ernst Strasser (del Partito popolare austriaco), a quel tempo capogruppo della delegazione dell’Övp al Parlamento europeo. Anche quella volta era stata tesa una rete e anche quella volta a tenderla erano stati due giornalisti di Londra, che si erano finti lobbisti di una società. Prendendo a prestito le parole del Manzoni, nel capitolo dedicato alla monaca di Monza, possiamo riferire che “lo sventurato rispose”.
Che fa lo “sventurato” Strasser? Accoglie l’invito a cena dei due briganti inglesi, che si rivolgono a lui per chiedere il suo appoggio nell’approvazione di una direttiva europea favorevole all’impresa, di cui dicono di curare gli interessi. Strasser si dichiara pronto, aggiungendo senza che ce ne fosse bisogno, che lui stava a Bruxelles proprio per quella ragione: indirizzare il voto parlamentare in cambio di soldi. La sua missione politica a Bruxelles, dunque, era far soldi per sé e per i propri cari. La scena e le dichiarazioni dell’ex ministro, pronunciate in uno stentato inglese, vengono filmate e rese pubbliche dai due finti lobbisti. A quel punto le dimissioni di Strasser si rendono inevitabili.
La differenza, rispetto a Nigel, è che Strasser per quella vicenda fu condannato, nell’ottobre di due anni dopo per corruzione, condanna confermata in tre gradi di giudizio, e dovette scontare 3 anni di reclusione, senza condizionale. Fu il primo deputato, nella storia dell’Unione Europea, processato e condannato per corruzione. Non accadrà lo stesso a Farage e ai suoi sodali, che peraltro hanno solo manifestato interesse per il finanziamento illegale, senza effettivamente incassarlo (ma anche Strasser aveva solo manifestato interesse, senza incassare nulla).
È interessante notare – lo avevamo fatto anche a suo tempo – che i due giornalisti non avevano teso la trappola soltanto a lui, ma anche ad altri 59 europarlamentari, cui avevano offerto denaro in cambio di favori. Tre soli avevano abboccato: oltre a Strasser, anche un deputato sloveno e uno romeno. C’era anche un italiano, di cui ignoriamo il nome, che però non si fece corrompere. In Italia un giornalismo del genere non sarebbe tollerato. Nel nostro Paese l’istigazione a delinquere è punita dalla legge. Chi induce un altro a commettere un reato risponde penalmente, anche se agisce per fini investigativi.
[Foto Maja Smiejkowska PA]
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